Note sull’affresco incorniciato a tondo presente sul muro perimetrale del “Mulino della Resega”
L’affresco incorniciato a tondo presente lungo Via dei Mulini, sul muro perimetrale del “Mulino della Resega”, raffigura verosimilmente la Madonna del Carmine.
La Vergine, seduta su di uno scoglio o nube, porge lo scapolare a una piccola anima in preghiera posta ai suoi piedi, mentre il Bambino regge un altro scapolare.
Nota: lo scapolare era inizialmente una specie di sopravveste indossata dai monaci benedettini per preservare la veste ordinaria durante il lavoro nei campi. In seguito divenne parte dell'abito di diversi ordini monastici, consistente in due strisce di stoffa pendenti dalle spalle, sul davanti e sul dorso, spesso munito anche di cappuccio. Una forma ridotta, cioè due piccoli pezzi di stoffa del colore dell'abito dell'ordine, riuniti da due nastri, viene portato a scopo devozionale. Il più diffuso è quello della Madonna del Carmelo.
La Vergine con il Bambino che dona lo scapolare alle Anime del Purgatorio è un tema tipico della Madonna del Carmine (o “Madonna del Carmine e Anime Purganti”).
In ambito urbano e rurale lombardo (XVII–XIX secolo), era prassi dipingere sulle facciate di case, mulini o cascine delle piccole edicole (spesso tondeggianti) dedicate a questa devozione: si credeva infatti che lo scapolare proteggesse i morti e i vivi dalle insidie dell’oltretomba.
Lo stato di conservazione è mediamente buono ma molto consumato nei toni, probabilmente per l’esposizione diretta agli agenti atmosferici.
Particolarmente evidenti, in quanto inusitatamente candidi, i nastri degli scapolari. Immagino a seguito di un poco accorto restauro, non documentato (quantomeno in rete).
Le cornici a medaglione in stucco o intonaco, con uno sfondo “a nubi” inserito in un tondo architettonico, erano molto diffuse tra fine Seicento e fine Settecento.
Lo stile pittorico appare piuttosto “morbido” nei panneggi e con colori pastello (rosei, ocra chiaro, celesti attenuati), tipico di maestranze locali operanti nella provincia di Pavia nell’arco tra la seconda metà del XVII e gli inizi del XVIII secolo.
Non risultano firme né datazioni leggibili a occhio nudo, e non emergono in rete documenti d’archivio che facciano menzione di un restauro storico o di una committenza ufficiale.
È verosimile che l’immagine sia stata eseguita da un pittore-artigiano su commissione di qualche famiglia di mugnai o contadini associata, in passato, alla Confraternita del Carmine di Vigevano.
Perché è così poco “documentato”
Gli affreschi esterni di tipo votivo erano considerati parte del “paesaggio devozionale povero” e difficilmente venivano registrati nei grandi repertori d’arte.
Spesso, in ambito rurale, gli interventi erano finanziati da famiglie che non lasciavano documenti dettagliati o da confraternite che non archiviavano certi atti (specialmente nei secoli XVII–XVIII).
Il Mulino della Resega, ubicato in Via dei Mulini 20 a Vigevano, è un edificio originario del XV secolo, costruito sul terrapieno dei Terraggi secondo un progetto voluto da Ludovico il Moro, probabilmente con indicazioni leonardesche. È documentato come “mulino ad acqua”, che sfrutta le acque della Roggia Vecchia per azionare la ruota e le macine.
L’edificio si trova in un punto strategico del sistema idraulico cittadino: la Roggia Vecchia, che dal XV secolo alimentava sia il fossato del Castello Sforzesco (ora scomparso) sia i vari mulini di Vigevano, fra cui il Molino di Porta Nuova e appunto il Mulino della Resega.
Il Mulino della Resega è di proprietà privata ed è menzionato nelle schede regionali del patrimonio industriale lombardo come “architettura industriale e produttiva” del XV secolo, senza però riferimenti specifici a eventuali affreschi esterni presenti sulle murature.
Edifici religiosi vicini
La "chiesa del Cristo della Resega" o "chiesetta del Cristo" (link), nota per un affresco miracoloso del Crocifisso, si trova a pochi passi dal Mulino della Resega.
Pur trattandosi di un altro soggetto (il “Cristo della Resega”, documentato da fonti settecentesche), conferma la lunga tradizione devozionale del luogo.
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