Fino al cuore della rivolta, Fosdinovo, 12 agosto 2026
Serata a Fosdinovo: cultura, sgabei, comicità e musica.
Ogni estate, come un rito laico che non ha bisogno di essere spiegato, da Levanto ci arrampichiamo fino a Fosdinovo per il festival "Fino al cuore della rivolta".
È una tradizione: si sale, si ascolta, si mangia, si ride, si applaude. E si torna a casa tardi, troppo tardi, sempre tardi. Quest’anno più tardi del solito, in più il mattino dopo avevamo un concerto all’alba a Framura.
Ma andiamo con ordine.
1. Il “dibattito” delle 18: cultura senza sbadigli
La serata parte con la componente più “seria”, quella che ti fa sentire una persona migliore già dopo dieci minuti.
Il tema: una collana di libri dedicata a Primo Levi, pensata per le scuole, per ricordare (oggi più che mai) cosa furono fascismo e nazismo.
Relatore Domenico Scarpa, affiancato dal giornalista Andrea Plebe: competenti, chiari, appassionati.
Un dibattito davvero interessante, di quelli che ti fanno dire: “Ecco, questo è uno dei motivi per cui veniamo fin quassù”.
2. Cena popolare: il regno dello sgabèo
Poi arriva il momento gastronomico, quello che a Fosdinovo è sacro quasi quanto la memoria storica.
Sgabei: pane fritto, morbido, irresistibile.
Stracchino: fresco, perfetto.
Quest’anno anche hummus di ceci e verdure, perché la Resistenza evolve, ma senza tradire le radici.
Si mangia bene, si spende poco.
E, come da tradizione, si aspetta: perché la parte artistica non inizia mai all’ora prevista. Mai.
3. Stand-up comedy: Daniele Fabbri e la satira “schieratissima”
Con il classico ritardo, entra in scena Daniele Fabbri, che porta pillole del suo spettacolo “Quando c’era lei”.
Comicità intelligente, dichiaratamente politica, pungente senza essere cattiva.
Il pubblico ride, annuisce, si riconosce.
Una parentesi brillante che scalda l’atmosfera prima del piatto forte.
4. Il jazz dei “mostri sacri”: Tavolazzi, Fariselli, Paolo (e poi Fariselli 2)
Il clou della serata è il trio jazz che diventa quartetto:
Ares Tavolazzi al contrabbasso
Walter Paoli alla batteria
Patrizio Fariselli al piano
e poi il fratello Stefano Fariselli al sax
Una formazione che non ha bisogno di presentazioni: Tavolazzi e Fariselli sono stati parte degli Area, e infatti il bis è un omaggio proprio a quel periodo.
Potenza, eleganza, improvvisazione: un concerto che ti ricorda cosa significa ascoltare musica dal vivo fatta da chi sa davvero cosa sta facendo.
5. Ginevra Di Marco: la voce che chiude il cerchio
E poi arriva lei: Ginevra Di Marco, accompagnata da
Francesco Magnelli (tastiere)
Andrea Salvadori (chitarra e mandolino)
Pino Gulli (batteria)
Una presenza scenica magnetica e una magnifica voce che passa dai brani sperimentali dei CCCP a pezzi più popolari e divertenti, fino ai suoi classici.
È la terza volta che la ascoltiamo a Fosdinovo, e ogni volta sembra la prima.
Apre e chiude il concerto con due brani iconici di Mercedes Sosa: "Todo Cambia" e "Sólo le pido a Dios".
Un inizio e una fine che non hanno bisogno di commenti.
6. Epilogo: la notte che finisce troppo tardi (e, volendo, per soli nottambuli, c'erano altri 2 appuntamenti "dopoconcerto").
Una bella serata, emozionante, ricca, piena.
Finisce tardi, ovviamente.
E mentre scendiamo verso Levanto, con la brezza notturna e la musica ancora nelle orecchie, ci ricordiamo che il mattino dopo (alle 6:30) abbiamo un concerto all’alba a Framura.
Ma questa è un’altra storia.
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