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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Paradise Is Burning - (Mika Gustafson, 2023) - Recensione - Con Bianca Delbravo, Marta Oldenburg, Dilvin Asaad

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Laura ha sedici anni e da quando la madre è sparita si comporta come un’adulta, cercando di tenere insieme la casa e proteggere Mira e la piccola Steffi. Le tre vivono in una sorta di micro‑mondo anarchico: giornate senza regole, incursioni nelle case dei ricchi, sigarette, giochi feroci, una sorellanza che è insieme rifugio e caos. L’estate sembra infinita, come se la realtà non potesse toccarle.

Ma la realtà arriva comunque: i servizi sociali vogliono incontrare la madre. Se scoprono che le ragazze vivono da sole, verranno separate. Laura, terrorizzata, cerca qualcuno disposto a fingersi la madre per un giorno. Mentre la scadenza si avvicina, la tensione cresce: la libertà che le ha tenute unite comincia a incrinarsi, e l’estate si trasforma in una corsa contro il tempo.

Il film segue questo equilibrio fragile, mostrando come la crescita possa essere una minaccia, non una promessa, e come la famiglia possa essere insieme salvezza e peso. Le sorelle lottano per restare insieme, anche quando tutto intorno a loro sembra volerle dividere.

 

La vicenda raccontata in "Paradise is Burning" suona anomala per chi immagina la Svezia come un luogo dove il welfare impedisce derive così radicali. Qui non c’è degrado urbano, non ci sono quartieri fatiscenti, non c’è la narrativa (ormai quasi di routine) sugli immigrati ai margini. Le case che le tre sorelle attraversano sono tutte belle, curate, luminose. Il mondo che le circonda è benestante, persino elegante. Eppure, proprio in questo contesto, la loro solitudine risulta più stridente.

Il degrado, infatti, è interiore: è la madre assente, la responsabilità sproporzionata sulle spalle di Laura, la fragilità di un sistema che non vede o non vuole vedere. È un vuoto affettivo e istituzionale che non ha nulla a che fare con la povertà materiale. Il film insiste su questa contraddizione, e la rende credibile grazie a una regia che osserva senza giudicare, lasciando che siano i gesti quotidiani delle ragazze a raccontare la loro precarietà.

Resta però un dubbio, inevitabile: come vivono davvero queste tre protagoniste? Il film non sempre risponde. Alcuni aspetti pratici (soldi, cibo, gestione della casa) sembrano trattati con superficialità. È una scelta stilistica, certo, ma rischia di indebolire la verosimiglianza.

Detto questo, Paradise Is Burning è un’opera interessante e inedita, girata con mano sicura e con una colonna sonora che accompagna bene la tensione sotterranea del racconto. Kernell ha un occhio preciso per i volti, per gli spazi domestici, per la fisicità delle adolescenti. Il film ha momenti intensi, soprattutto quando mostra la sorellanza come un territorio ambiguo: rifugio, complicità, ma anche peso e responsabilità.

Proprio per questo disegno così promettente, si avverte che avrebbe potuto essere migliore. Alcune scelte narrative restano abbozzate, qualche passaggio appare troppo comodo, e la tensione sociale che il film suggerisce non viene esplorata fino in fondo. Rimane comunque un’opera che merita attenzione: non perfetta, ma sincera, con un immaginario che si discosta dal solito realismo scandinavo e prova a raccontare una crepa più sottile, più domestica, più inquietante.

Voto: 7/10

Paradise Is Burning - (Mika Gustafson, 2023) - Recensione - Con Bianca Delbravo, Marta Oldenburg, Dilvin Asaad
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