Levanto Music festival 2026 - Dmitry Yudin "Vincitore Concours Géza Anda 2024"
Il concerto di Dimitry Yudin, giovane pianista nato nel 2001 e già pluripremiato in diversi concorsi internazionali, ha confermato la fama che lo precede: un interprete di elevata tecnica, gusto raffinato e una sorprendente maturità musicale.
La sua presenza a Levanto, nell’auditorium dell’Ospitalia del Mare, ha offerto al pubblico una serata di alto profilo, non certo pensata per l’ascoltatore occasionale.
Yudin arriva da un risultato particolare: secondo premio ex aequo al Concours Géza Anda 2024.
Una formula che, a chi non frequenta il mondo dei concorsi pianistici, può sembrare un vezzo snobistico: niente primo premio, due secondi.
In realtà è una prassi consolidata nei concorsi più seri: non si premia “il migliore tra quelli presenti”, ma chi raggiunge un livello assoluto di eccellenza.
Se nessuno lo raggiunge, il primo premio semplicemente non viene assegnato.
È una forma di rigore che dice molto: Yudin è stato giudicato di altissimo livello, ma non ancora al vertice assoluto richiesto da un concorso che non si limita a distribuire medaglie, bensì accompagna i vincitori per anni nella carriera concertistica.
Il programma scelto da Yudin era di quelli che non cercano il consenso facile, anche se in tutti i brani era presente un riferimento all'Italia, e non penso sia stato un caso.
Tolto il monumento bachiano iniziale, il resto della serata era costruito su pagine poco note, spesso ostiche, tutte di grande complessità tecnica e interpretativa.
La serata si è aperta con la Chaconne Bach–Busoni BWV 1004
Poi Il trittico di Poulenc Napoli, FP 40 è apparso come un cambio d’aria, ma non un alleggerimento.
Con la Barcarolle, la Nocturne e il Caprice italien vediamo un Poulenc più parigino che mediterraneo.
Griffes – Roman Sketches, Op. 7. Griffes non è autore da platee affollate, ma di sonorità rarefatte e impressioniste.
La seconda parte è stata incentrata su Liszt – Années de pèlerinage, Deuxième Année: Italie. Anche in questa metà del concerto Yudin ha scelto brani poco noti del celebre pianista ungherese. Sposalizio, la Canzonetta del Salvator Rosa, i Sonetti del Petrarca e "Après une lecture de Dante: Fantasia quasi Sonata"
La questione della nazionalità
Un dettaglio curioso: nella presentazione del concerto non si menzionava la nazionalità di Yudin.
Non è un caso isolato: molti artisti russi che vivono all’estero preferiscono non essere etichettati, soprattutto in questi anni.
Forse non si tratta di censura, ma opportunità comunicativa: evitare che la nazionalità diventi un tema politico invece che artistico.
Yudin cita studi a Mosca e a New York, una formazione multiculturale che lascia sperare in una visione aperta, lontana dalle derive nazionaliste o autoritarie del suo Paese d’origine.
Non esistono dichiarazioni pubbliche che chiariscano la sua posizione, e non è corretto dedurla.
Ma la sua carriera internazionale, la scelta di vivere e formarsi fuori dalla Russia, e la cura con cui evita ogni connotazione identitaria, suggeriscono un artista che preferisce la libertà dell’arte alla propaganda della politica.
Conclusione
Il concerto di Dimitry Yudin è stato un atto di serietà musicale: niente compiacimento, niente repertorio facile, niente scorciatoie.
Un giovane pianista che non cerca di piacere, ma di costruire un percorso.
La platea levantese, numerosa e attenta, ha risposto con un applauso convinto a una serata che non era pensata per intrattenere.
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