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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Gli occhi degli altri - (Andrea De Sica, 2025) - recensione - Con Filippo Timi, Jasmine Trinca

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Anni '60 del secolo scorso.
Il marchese Lelio, uomo ricchissimo e influente, vive su una isola privata dove organizza feste mondane frequentate dall’alta società. Durante uno di questi ricevimenti incontra Elena, moglie di un ospite: l’attrazione è immediata e travolgente. I due abbandonano i rispettivi matrimoni e si sposano, dando vita a una relazione che sembra, almeno all’inizio, libera, anticonvenzionale e dominata dal desiderio. 

La coppia pratica giochi erotici con altri invitati, spesso ripresi e filmati da Lelio, che trasforma la loro intimità in una sorta di rituale voyeuristico (da cui il titolo "Gli occhi degli altri"). Quella che appare come una libertà condivisa si rivela presto una gabbia: Lelio diventa sempre più geloso, manipolatorio e ossessivo, controllando ogni gesto della moglie e coinvolgendo persino i domestici nella propria spirale di dominio psicologico. 

Elena, schiacciata da questa dinamica, scivola in una profonda depressione e perde progressivamente la propria identità. Solo quando incontra un altro uomo ritrova una forma di vitalità e comprende che Lelio non è più parte della sua vita. Il marchese vive questo distacco come un tradimento assoluto, e la tensione emotiva conduce la storia verso un finale tragico.


Il film rilegge una delle vicende più clamorose della cronaca nera italiana degli anni Sessanta: il caso del marchese Camillo Casati Stampa, con il suo triangolo morboso, la gelosia patologica e l’esito tragico. Gli sceneggiatori scelgono però di spostare la storia da Roma a un’isola non identificata, una sorta di spazio isolato dal mondo, perfetto per amplificare la dimensione claustrofobica del rapporto tra i protagonisti.
Gran parte delle riprese si svolgono sull'isola di Zennone, vicino al Circeo, luogo realmente frequentato dal marchese: una scelta che aggiunge un sottile strato di autenticità geografica, pur nella libertà narrativa.

La fotografia, con la luce leggermente seppiata, e la definizione che mi è parsa volutamente imperfetta dell’immagine evocano immediatamente gli anni Sessanta, come se il film fosse un reperto ritrovato, non un’opera contemporanea. Anche la colonna sonora, con timbri e orchestrazioni d’epoca, contribuisce a questa immersione temporale: tutto appare “vecchio”, ma in senso deliberato, come un esercizio di stile che vuole restituire un mondo emotivo e culturale ormai scomparso.

Il tono del film è cupo, greve, a tratti malato: il regista (nipote di Vittorio De Sica) costruisce un dramma psicologico che non cerca la leggerezza. L’ossessione, il controllo, la gelosia e la spirale di autodistruzione sono mostrati senza compiacimento ma con una costanza un po' opprimente.

Un dramma elegante e disturbante, costruito con cura filologica e visiva, ma che finisce per risultare più derivativo che davvero necessario. L’impianto è solido, la recitazione di Timi e Trinca notevole, la confezione raffinata; tuttavia il film rimane prigioniero della sua stessa operazione di “ricostruzione d’epoca”, che lo rende affascinante ma datato.

 

Voto: 6.5/10

Gli occhi degli altri - (Andrea De Sica, 2025) - recensione - Con Filippo Timi, Jasmine Trinca
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