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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

E poi si vede - (Giovanni Calvaruso, 2025) - Recensione - Con Fabrizio Sansone, Federico Sansone, Donatella Finocchiaro

petardo

 

Federico si è laureato in Giurisprudenza solo per compiacere il padre, un consigliere comunale integerrimo, l’unico vero esempio di rettitudine dell’intera storia, e ora tenta di conquistare un posto fisso nell’ufficio legale del Comune. Alla stessa selezione si presentano Fabrizio, giovane avvocato non praticante ma davvero dotato, l’unico, peraltro, che sembri avere competenze autentiche, e Luca, figlio della potentissima senatrice Purpura, già “prenotato” grazie a una mazzetta.

Il concorso però deraglia: Federico intercetta per caso la parola‑chiave che avrebbe dovuto favorire Luca e finisce per vincere lui. Da quel momento nasce una strana alleanza con Fabrizio: Federico conserva la poltrona, Fabrizio svolge il lavoro vero.

La senatrice, umiliata, decide di restituire il colpo: mette in moto una vendetta che culmina in una denuncia anonima e in un processo che ribalta gli equilibri e mette tutti davanti alle proprie responsabilità.


E poi si vede” nasce dalla penna del duo comico I Sansoni, qui impegnati anche come protagonisti. Il passaggio dal web al cinema, però, mostra subito le sue fragilità: ciò che funziona in sketch brevi fatica a reggere un racconto lungo, strutturato, e soprattutto capace di sostenere un tono che oscilla tra commedia e denuncia sociale.

La storia è profondamente siciliana, immersa in un ecosistema di raccomandazioni, micro‑angherie para‑mafiose e una carenza di lavoro che diventa quasi un personaggio a sé. Il film vorrebbe raccontare questo mondo con ironia e amarezza, ma la miscela non si accende mai davvero.

La comicità è scarsa. Le battute arrivano deboli, le situazioni sembrano costruite più per obbligo che per intuizione, e il massimo che riescono a ottenere è un sorriso tirato, sporadico. La recitazione dei Sansoni è approssimativa, spesso rigida, con tempi comici che non trovano mai un vero ritmo.

A sorprendere, invece, sono i comprimari, che reggono la scena con una credibilità inattesa. Ad esempio, la Finocchiaro, pur alle prese con dialoghi elementari, porta una solidità che spicca proprio perché non è un’attrice comica: la sua presenza mette in evidenza, per contrasto, le incertezze del resto del cast.

Il titolo, “E poi si vede”, diventa quasi una dichiarazione d’intenti: si intitola così perché riassume perfettamente quel misto di fatalismo, rassegnazione e improvvisazione che il film vuole mettere in scena. Ed è proprio questo il punto: la filosofia dei personaggi finisce per essere anche la filosofia del film, che procede senza una direzione forte, aspettando che qualcosa succeda.

Il risultato complessivo è deludente: come commedia non diverte, come atto d’accusa dei costumi locali e italici resta prevedibile e poco incisivo. Un’opera che promette più di ciò che riesce a mantenere, e che si affida troppo al “vediamo” per trovare davvero una sua identità.

 

Voto: 5.5/10

E poi si vede - (Giovanni Calvaruso, 2025) - Recensione - Con Fabrizio Sansone, Federico Sansone, Donatella Finocchiaro
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