Vigevano - Chiesa di San Francesco, statua antistante e il "ghisiò di mort"
La costruzione della chiesa di San Francesco risale al 1379, ad opera dei Frati Minori.
Non si trattava della chiesa attuale situata nella piazza omonima, bensì di una semplice costruzione a un'arcata, realizzata da un disegno di Bartolino da Novara.
Anche l'orientamento era differente, in quanto ruotata di 90 gradi rispetto all'attuale.
L’edificio originario occupava lo spazio corrispondente all’attuale transetto
Dalle indicazioni pervenute pare avesse una forma basilicale con:
- Navata unica, pianta rettangolare compatta.
- Facciata con portale ogivale e semplice rosone. Possibili due finestroni stretti.
- Capriate in vista e non, come è adesso, con arcate a sesto acuto rivestite.
- Tetto a capanna semplice.
- Assenza di cappelle laterali, e snelli pilastri interni.
Da quanto indicato, tramite l'IA, si ricava la forma qui sotto riportata.
Ricostruzione sulla base delle informazioni relative della chiesa di San Francesco originale del 1379. Veduta esterna e interna sterno e interno.
Un primo rifacimento della chiesa risale al 1447, la costruzione di nuove cappelle avvenne nel 1457, mentre il campanile fu edificato nel 1475.
Nel 1494 venne eretta, su disegno di Donato Bramante, la cappella dell’Immacolata Concezione. Purtroppo, nel 1847, fu demolita per permettere l’ampliamento di via San Francesco, insieme ad altre cappelle, durante un intervento urbanistico dell’Ottocento
Nel 1801, in epoca napoleonica, la chiesa divenne un alloggio militare e nel 1825, ripristinata la funzione religiosa, iniziarono i lavori di restauro che portarono, in un cinquantennio, a farle assumere l'aspetto attuale.
Tra il 1847 e il 1856 l’interno fu trasformato in chiave neogotica con volte in sostituzione delle capriate a vista e rialzo del pavimento e del tetto. Tra il 1891 e il 1903 l’architetto Moretti riportò in luce il gotico lombardo della facciata: rialzò le murature, allargò il rosone, eliminò ingressi laterali settecenteschi e ricostruì pinnacoli e archi acuti secondo lo stile quattrocentesco
All'interno le volte e le pareti mostrano delle decorazioni che sono opera del pittore Fedele Cavallasca (1851 - 1862), mentre gli affreschi sono del vigevanese Garberini (1866), come il Crocefisso nel coro, la gloria di San Francesco sull'arca dell'altar maggiore e, sulla volta del presbiterio, le figure di Santi. Sulla volta della navata principale sono raffigurati i dodici apostoli, inoltre sono conservare tavole di autori della scuola di Bernardino Ferrari e dell'autore romano Gagliardi, oltre ad altri autori minori.
In una nicchia, ricavata sotto l'altare di Santa Margherita da Cortona, sono custoditi, in un'urna di cristallo, i resti del Beato Anselmo Degli Anselmi di Vigevano, che visse nel XV secolo e vestì l’abito francescano dei frati minori conventuali nel Convento di San Francesco, dove passarono il beato Matteo Carreri, il beato Cristoforo Macassolio e la beata Caterina Nai Savina.
Uscendo nella laterale Via San Francesco, si trova sulla sinistra uno scurolo barocco, dove sono visibili teschi di frati, ricordo del cimitero dove erano sepolti, poi chiamato dal popolo con il nome di Gisiò di mort.
Di fronte alla facciata si trova una fontana con statua di san Francesco intento a parlare con le tortore, opera di Giovan Battista Ricci del 1913. Ricci, vigevanese, è fratello del promotore dell'azienda Ricci marmi in via Duse.
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