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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Notturno a Parigi - (Michal Kwiecinski, 2025) - recensione - Con Eryk Kulm, Lambert Wilson

petardo

 

Parigi, 1835.

Chopin ha venticinque anni ed è il pianista più desiderato dell’aristocrazia: salotti scintillanti, feste dopo i concerti, inviti a corte da Luigi Filippo, duelli musicali con Franz Liszt (peraltro storicamente non confermati), e un seguito di ammiratori che ne alimentano il mito. Dietro questa immagine radiosa, però, si nasconde un corpo fragile: i primi segnali della tubercolosi iniziano a incrinare la sua sicurezza. 

Il film segue Chopin in un vortice di contrasti: la vita mondana e la creatività febbrile, le lezioni di pianoforte impartite per sostenersi economicamente, l’amore tumultuoso con George Sand e il rapporto con la giovane Maria Wodzińska, che rimane un sogno irrealizzato. 

La malattia avanza, mentre Parigi è scossa dall’epidemia di colera e Chopin tenta di trovare sollievo nei viaggi, come quello a Maiorca con Sand.

Nel finale, il peggioramento delle condizioni fisiche costringe Chopin a confrontarsi con il limite del proprio corpo. Pur consapevole della fine imminente, continua a comporre e a suonare: la musica è l’unico modo per lasciare un segno che sopravviva alla sua fragilità. 


Il film di Michał Kwieciński è un biopic elegante, d'atmosfera, che cerca di restituire gli anni parigini di Chopin con una certa cura visiva. Ma proprio dove dovrebbe brillare mi pare inciampi più volte, lasciando un’impressione di opera ambiziosa ma irrisolta.

Il protagonista Kulm si è impegnato, questo va riconosciuto. E se davvero è lui a suonare i brani più complessi, il merito tecnico è notevole.
Il problema è che la sua presenza scenica non mi pare coincida con l’immagine storica di Chopin: il volto, la postura, persino il modo di occupare lo spazio ricordano più Paganini (nervoso, spigoloso, febbrile) che non Chopin, che era fragile, riservato, quasi evanescente.

Il risultato è un protagonista che non sembra Chopin, ma una sua versione più teatrale, più “romanticamente tormentata”, meno aderente alla figura reale.
Nei dialoghi il film mostra il suo limite più evidente.
Poco curati, spesso didascalici, talvolta banalizzanti. Personaggi complessi e storicamente ricchi come George Sand vengono ridotti a figure di contorno, senza la profondità anticonformista che li ha resi iconici. Sand, in particolare, è rappresentata in modo addomesticato: mai un accenno ai suoi abiti maschili, mai la sua audacia politica nè alla sua radicalità sociale.

Una scelta che appiattisce il personaggio e lo rende quasi irriconoscibile rispetto alla figura storica.

Per le  atmosfere e la ricostruzione d’epoca il film funzione.
La Parigi del 1835 è resa con gusto: salotti, luci, interni, abiti, ambienti musicali.
C’è una coerenza visiva che sostiene la narrazione e restituisce bene il clima culturale dell’epoca.
La scelta di inserire brani contemporanei al synth accanto alle composizioni di Chopin è audace.
Non sempre funziona, ma è interessante: crea un contrasto tra l’immagine storica e una sensibilità moderna.

È una libertà che può spiazzare, ma almeno è una libertà pensata, non casuale.


Notturno a Parigi è un film visivamente curato, con atmosfere riuscite e qualche intuizione musicale originale.
Ma soffre di un protagonista non del tutto convincente, dialoghi deboli e personaggi storici semplificati.

Ne risulta un biopic abbastanza gradevole ma incompleto, che affascina per ciò che mostra e delude per ciò che non osa approfondire.

 

Voto: 6/10

Notturno a Parigi - (Michal Kwiecinski, 2025) - recensione - Con Eryk Kulm, Lambert Wilson
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