Monumento sepolcrale del vescovo Galeazzo Pietra (1550) - Duomo di Vigevano
Nell'andito della sagrestia capitolare (a destra del presbiterio è presente anche il monumento sepolcrale del vescovo Galeazzo Pietra (Pavia, 1462 - Vigevano, 1552), che nel 1530 è stato nominato primo vescovo della nuova diocesi di Vigevano.
Lo stesso prelato è rappresentato anche nel dipinto di Cesare Magni "Crocefissione" (vedi qui).
Secondo il cronista locale Nubilonio (1584), il monumento fu “edificato per mano di un Bernardo Romano” due anni prima della morte del vescovo, cioè nel 1550.
Di Bernardo si conosce poco: sembra fosse parente (forse figlio o nipote) del più celebre Cristoforo Romano, scultore milanese attivo alla Certosa di Pavia nel tardo Quattrocento.
Al di là di questo sepolcro, non sono note altre opere certe di Bernardo Romano. In ogni caso la sua bottega (probabilmente a Pavia) faceva parte del contesto artistico lombardo cinquecentesco.
Il monumento combina motivi classici a simboli di fede. I delfini ai lati della lapide erano tipici nell’ornamento rinascimentale, ma in arte cristiana richiamano Cristo come “amico dei naviganti” e salvatore delle anime verso il “porto sicuro” del cielo.
Sopra vi è un fregio ornato con volute e palmette (aggiunte in età successiva).
Sopra la zona "baccellata", grifoni accovacciati ai lati del sarcofago – creature metà aquila e metà leone – incarnano la duplice natura celeste e terrena: secondo la tradizione cristologica il grifone rappresenta la natura umana e divina di Cristo.
La maschera grottesca al centro del fregio è un motivo decorativo “all’antica” senza un preciso significato sacro, tratto dal repertorio ornamentale del Rinascimento.
Il libro aperto, simbolo del Vangelo, il bastone del vescovo e la mitria sul capo sottolineano la funzione vescovile del defunto.
La posa è curiosamente “dormiente”, chiaro senso allegorico cristiano: il defunto appare come in un sereno riposo, richiamando l’idea che la morte è un sonno temporaneo in vista della resurrezione.
Mentre il basamento è lapideo (in pietra), la scultura è eseguita in "stucco lucido".
Lo "stucco lucido" o "stucco romano" viene impiegato con pigmenti vari per imitare le superfici marmoree.
Si ottiene mescolando calce, caseina e sabbia. Si ultilizza fin dai tempi antichi (5000 A.C.) come elemento di decorazione.
Nel rinascimento venne aggiunta la polvere di marmo modellandolo su anime di tufo o mattoni per realizzare, assai più facilmente ed economicamente che non scolpendo un pezzo di marmo, strutture tridimensionali come questa e, nel '600, statue.
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