Macugnaga (Piemonte)
09
lug
2012
Un simpatico paese dal passato glorioso e dal futuro possibile.
Sto parlando di Macugnaga, località ai piedi della parete est, la cosiddetta “parete himalaiana del Monte Rosa, che si spiega in tutta la sua maestosa bellezza proprio alle spalle del paese.
In realta' il paese con nome "Macugnaga" non esiste: il comune di Macugnaga e' formato da varie frazioni: Stabioli, Pestarena, Fornarelli, Isella, Motta, Quarazza, Borca, Staffa e Pecetto.
Sto parlando di Macugnaga, località ai piedi della parete est, la cosiddetta “parete himalaiana del Monte Rosa, che si spiega in tutta la sua maestosa bellezza proprio alle spalle del paese.
In realta' il paese con nome "Macugnaga" non esiste: il comune di Macugnaga e' formato da varie frazioni: Stabioli, Pestarena, Fornarelli, Isella, Motta, Quarazza, Borca, Staffa e Pecetto.

Il passato glorioso si riferisce agli anni’ 50, ’60, durante i quali si distinse come località di prim’ordine nell’ambito del turismo invernale.
A seguire, un periodo di abbandono, legato forse all’esplodere di grandi agglomerati sciistici come il comprensorio “Monte Rosa SKI, che collega le piste da sci di Gressoney, Alagna, Cervinia e Champoluc ma taglia fuori Macugnaga proprio a causa della invalicabile (per uno sciatore) parete himalaiana.
In effetti Macugnaga è forse tra tutti i paesi che ho nominato sopra quello che maggiormente conserva una tradizione di guide alpine e di alpinismo di alto livello, specialità che a causa della sua difficoltà ne fa un ritrovo per pochi: ad esempio, proprio a Macugnaga risiede il “Club dei 4000 a cui si accede solo se si è riusciti a scalare la famigerata parete est.
Qui si scopre che il monte Rosa non è la montagna facile che quasi tutti credono, e che i nomi delle cime non sono dedicati semplicemente a chi le ha scalate per primo, ma spesso anche a chi non è più tornato dopo la scalata.
La vecchia chiesa parrocchiale è circondata da un cimitero degli alpinisti, ne quale è difficile non provare un certa commozione, soprattutto al vedere l’età degli scalatori e al riconoscere i nomi di certe cime che pronunciamo normalmente con indifferenza.
La comunità residente ha origini svizzero-tedesche nell’antico popolo Walser, con i cui discendenti attuali (il paese di Saas Fee, in Svizzera) conserva una specie di gemellaggio.
Il paese antico è molto ben conservato e le costruzioni recenti non lo hanno snaturato come è successo, ad esempio, a Cervinia.
Vicino alla chiesa antica di cui parlavo sopra c’è un agglomerato di bellissime case walser, monumento nazionale, che risalgono al 1600.
Davanti alla chiesa c’è un tiglio enorme datato intorno al 1300, che nel passato fungeva da punto di agglomerazione della popolazione, e adesso ha un interesse perlopiù turistico.
Dal punto di vista delle attività, è una stazione sciistica con un comprensorio non enorme ma interessante, dove si può praticare sci da discesa o snowboard con possibilità di sciare fino a maggio sui 3000 m del Monte Moro, dove è in funzione anche un attrezzato snow park.
C’è una pista di pattinaggio, in funzione da decenni, e una piscina pubblica in avanzata fase di realizzazione.
Ci sono buoni ristoranti e uno delizioso, lo “Z’ Makanà".
Qualche albergo, ottimi negozietti di abbigliamento sportivo e prelibatezze culinarie, bar, discoteca e una certa attività culturale che si estrinseca in incontri con autori di libri o personaggi vari, scelti per lo più per la loro relazione con la montagna, oppure in concerti a volte anche molto particolari.
Possibilità di passeggiate estive e invernali facili o impegnative.
Nell’insieme, un paese tranquillo ma non noioso.
Un difetto? Una regione distratta e poco prodiga che non sostiene questa località nella lotta, perciò impari, con altre località come quelle della Valle d’Aosta o del Trentino.
Un pregio, la popolazione locale simpatica e affabile.


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