Viaggio - Da Vigevano a Liegi - Eguisheim
Risveglio brussellese: la città che non ha fretta
Bruxelles, ore 8.30. Silenzio. Non il silenzio elegante delle città che dormono: quello un po’ stropicciato delle città che non hanno nessuna intenzione di svegliarsi. Passeggiamo in una capitale ancora mezza addormentata, con i negozi che apriranno “quando si ricordano”, per raggiungere Aux Merveilleux de Fred, storica pasticceria dove il concetto di “varietà di croissant” è trattato con una certa parsimonia. A Vigevano, alcuni bar farebbero impallidire la selezione. Però quelli che ci sono… sono buoni. E il salone da tè ha quel tono da “qui si è sempre fatto così, e non cambieremo certo oggi”.
Partenza: noi, il navigatore e la strada sbagliata
Con il carico delle opere del figliolo, preziose come reliquie e fragili come cristalli di Boemia, partiamo verso Eguisheim. Io, ingenuo, pensavo di rifare la stessa strada dell’andata: scorrevole, gratuita, quasi amichevole. Il navigatore, invece, ha deciso che la nostra vita aveva bisogno di un po’ di brivido economico: pedaggi. Così, mentre la Svizzera già pregusta il nostro portafoglio per il giorno dopo, ci fermiamo in un autogrill un po’ triste per un pranzo a base di salmone affumicato, che ormai è diventato il fil rouge gastronomico del viaggio.
Arrivo a Eguisheim: la quiete dopo Bruxelles
Tardo pomeriggio. Eguisheim ci accoglie come una zia elegante che vive in un borgo perfetto e non capisce perché il resto del mondo non faccia lo stesso. Siamo di nuovo in Alsazia, non lontani da Kaysersberg, e ritroviamo il lindore, la cura maniacale, il senso estetico che qui è religione civile.
Eguisheim: storia e curiosità
Eguisheim è uno dei Plus Beaux Villages de France, e non per caso. Qualche nota storica utile:
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Origini medievali — Il borgo nasce attorno a un castello ottagonale dell’VIII secolo, struttura rarissima.
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Papa Leone IX — Qui nacque Bruno di Eguisheim-Dagsbourg, futuro papa Leone IX, riformatore della Chiesa e figura centrale dell’XI secolo.
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Struttura concentrica — Le vie del centro sono cerchi concentrici che avvolgono il castello come un nastro.
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Viticoltura antichissima — I vigneti Eichberg e Pfersigberg erano già noti ai Romani.
La casa non restaurata: il Sacro Graal del turista
In un paese dove tutto è lindo, perfetto, restaurato, armonioso, io riesco a trovare l’unica casa non restaurata. La fotografo, ovviamente, e la confronto con quella vicina, che sembra uscita da un catalogo di architettura alsaziana. Una rarità.
Le cicogne: sovrane dei tetti
Eguisheim è la capitale mondiale delle cicogne. Sono ovunque: sui tetti, sulle torrette, sulle case a graticcio. Gli abitanti (gli Eguisheimesi? Eguisheimiani? Eguisheimotti?) preparano apposite piattaforme per farle nidificare. Perché? Per evitare che si piazzino sui camini, ostruendoli. Non è leggenda: le cicogne amano i punti alti e stabili, e i camini sono perfetti… finché non si accende il fuoco.
Il rumore che possono fare questi volatili è clamoroso: un clack clack clack secco, ritmato, quasi militare. È il loro modo di comunicare:
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saluto tra partner,
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richiamo al nido,
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rituale di corteggiamento,
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segnale territoriale.
Non avendo corde vocali, il becco è il loro unico strumento musicale.
Nota di servizio per chi si avventura negli antichi camminamenti che abbracciano il villaggio.
La pavimentazione — una sorta di porfido con ambizioni, in realtà arenaria rosa dei Vosgi — è tanto pittoresca quanto decisa nel ricordarti che la natura non ama le superfici lisce. Le pietre sono disconnesse, irregolari, e perfette per mettere alla prova il tuo equilibrio… o la tua autostima.
Io, per esempio, ho brillantemente fallito il test: un’asperità traditrice mi ha fatto planare a terra come una saracca spiaggiata, con il risultato che il mio naso ha protestato vivacemente e il mio smartphone, peggio ancora, ha tentato la fuga verso l’aldilà digitale.
Insomma: Eguisheim è deliziosa, ma il suo selciato non fa prigionieri.
L’albergo del Papa: finalmente l’aria condizionata
Per cena e colazione non ci avventuriamo: restiamo nel nostro albergo dedicato al papa locale. Molti ospiti, atmosfera gradevole, e, miracolo, aria condizionata. Impostata a un glaciale 20 gradi, che riportiamo a un più umano 24 per salvare i bronchi e l’ecosistema.
Colazione luculliana e fuga strategica dalla Svizzera
La mattina ci concediamo una colazione degna di un trattato gastronomico: un trionfo di pietanze che farebbe arrossire anche un brunch milanese. Il piano è semplice e geniale: saltare il pranzo (o almeno fingere di farlo) per evitare di dover mangiare in Svizzera, dove anche un panino costa quanto una cena al Biffi Scala, con servizio, coperto e senso di colpa inclusi.
C’erano persino dei würstel, che mi hanno guardato con l’espressione seducente di chi sa di essere irresistibile. Per amore del mio metabolismo, e per evitare di passare il resto del viaggio in modalità “digestione eroica”, li ho lasciati lì, non senza un certo rimpianto.
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