Un pomeriggio ad Ivrea
Dopo la mattinata trascorsa nell’interessante visita guidata alla zona industriale che fu il cuore della Olivetti (link) – l’azienda che più di ogni altra ha segnato la storia economica e sociale di Ivrea – e dopo un pranzo non memorabile a base di piadine presso il bar Roma, era inevitabile dedicare il pomeriggio a un breve giro turistico della città.
Ivrea affonda le sue origini in un antico insediamento celtico abitato dai Salassi. Dal 100 a.C. divenne colonia romana con il nome di Eporedia.
Il toponimo deriva dalla forma più antica Yporegia, collegata – secondo tradizioni diverse – alla figura mitologica della regina Ypa dei Salassi, non storicamente attestata e collocata attorno al 1000 a.C., oppure alla dea celtica Epona, protettrice dei cavalli.
Nel Medioevo, attraverso progressive alterazioni linguistiche, Eporedia divenne prima Ivreia e infine Ivrea.
La città è attraversata dalla Dora Baltea, che la divide in due parti ben distinte.
Sulla sponda orientale si trovano le zone più basse: il pittoresco quartiere del Borghetto e, più a sud, l’area industriale dell’ex Olivetti.
Sulla sponda occidentale, in posizione elevata, si sviluppa invece la città alta, dove si concentrano i principali monumenti storici.
Proprio sotto il Ponte Vecchio, che collega le due parti della città, scorre il tratto della Dora utilizzato come palestra naturale di canoa slalom e kayak cross, uno dei centri più importanti d’Europa per queste discipline.
Dominante sulla città alta si erge il celebre castello trecentesco, noto come Castello dalle Rosse Torri – denominazione resa popolare da Carducci.
La fortezza fu costruita nel 1358 per volontà di Amedeo VI di Savoia, il Conte Verde, e attraversò sette secoli di storia: da baluardo militare a residenza signorile.
Nella seconda metà del XV secolo divenne una dimora raffinata dei Savoia; tra XVI e XVII secolo tornò a essere presidio militare durante le guerre tra francesi e spagnoli.
Nel 1676 un fulmine colpì il deposito di munizioni nella torre nord‑ovest, provocando una violenta esplosione che distrusse una delle quattro torri, oggi nota come Torre Mozza, e danneggiò molte abitazioni circostanti.
Dal 1750 al 1970 il castello fu adibito a carcere; oggi è un importante bene culturale della città.
A poca distanza dal castello sorge la Cattedrale di Santa Maria Assunta.
Di origini paleocristiane (IV–V secolo), fu ricostruita in forme romaniche attorno all’anno 1000 e successivamente trasformata in epoca barocca e neoclassica, fino all’Ottocento. È uno dei monumenti più antichi e stratificati del Piemonte.
Particolarmente suggestiva è la cripta, in gran parte romanica (fine X – inizi XI secolo) e ampliata nei secoli XII–XIII. Gli affreschi superstiti risalgono soprattutto alla fine del XII secolo. Al centro si conserva un sarcofago romano del I–II secolo d.C., riutilizzato per accogliere le reliquie di San Besso.
Durante il viaggio di ritorno, è stata effettuata una breve sosta presso il molto frequentato Lago di Viverone.
Il lago, di origine glaciale e parte dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea, è celebre per il grande villaggio palafitticolo dell’Età del Bronzo (1650–1350 a.C.), oggi riconosciuto come sito UNESCO grazie ai resti di oltre 5.000 pali sommersi, non visibili ma fondamentali per la ricostruzione della vita preistorica nella regione.
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