Sito UNESCO "Ivrea, citta industriale del xx secolo" - Olivetti
Quando nel 2018 l’UNESCO ha proclamato “Ivrea, città industriale del XX secolo” Patrimonio Mondiale, molti hanno scoperto solo allora ciò che gli eporediesi conoscono da sempre: che qui, tra le colline e la Dora, non è nata soltanto un’azienda, ma un’idea di mondo.
Tutto comincia nel 1908, quando Camillo Olivetti apre la sua fabbrica di macchine per scrivere. È un gesto quasi pionieristico: un ingegnere che torna dall’America con la convinzione che anche in Italia si possa costruire tecnologia d’avanguardia. Da quella scintilla nascerà un’avventura industriale e umana che segnerà un secolo intero.
Oggi, per orientarsi in questo paesaggio fatto di architetture moderniste, viali alberati e fabbriche che sembrano uscite da un’utopia razionale, c’è il Visitor Center, affidato alla società Spazi‑O. Da qui partono le visite guidate: due ore intense, nei fine settimana, in cui guide preparatissime accompagnano i visitatori dentro la storia e dentro i luoghi.
Camminando tra gli edifici, si percepisce quasi fisicamente l’ascesa della Olivetti: prima con Camillo, poi con Adriano, che trasforma l’azienda in un laboratorio di idee. Attorno a lui si raccolgono architetti, sociologi, designer, economisti, urbanisti: una costellazione di talenti che immagina un’impresa capace non solo di produrre oggetti — bellissimi, innovativi, iconici — ma anche di prendersi cura delle persone.
Case luminose per i dipendenti, biblioteche, servizi sociali, attività culturali, spazi verdi, scuole: tutto concorre a costruire una comunità che vive e lavora in armonia con la fabbrica. Ancora oggi, entrando in quegli edifici, si ha la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di sorprendentemente attuale, quasi più moderno del presente.
Eppure, proprio questa consapevolezza rende il finale della visita un po’ amaro. Molto di quel patrimonio — materiale e immateriale — si è disperso nel tempo, complice anche la scomparsa improvvisa di alcuni dei suoi protagonisti. Tra loro Adriano Olivetti, morto a soli 59 anni (per cause mai accertate al 100%), lasciando un’eredità visionaria che nessuno ha più saputo raccogliere fino in fondo.
Ivrea resta però un luogo unico: un frammento di futuro immaginato nel passato, che ancora oggi continua a parlare a chi ha voglia di ascoltare.
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