Pietro Gagliardi, Vergine in trono tra San Giuseppe e Sant’Ambrogio - Duomo di Vigevano
A destra del presbiterio del Duomo, è appeso un quadro del romano Pietro Gagliardi eseguito nel 1876 (quando era quasi settantenne) raffigurante la Vergine in trono tra San Giuseppe e Sant’Ambrogio
Si tratta di Tela centinata (cioè con una parte curva) con cornice dorata lignea e intagliata.
In primo piano due figure oranti di cui la sinistra in forte contrasto. La Vergine al centro in veste rossa e manto azzurro regge il Bambino volto verso San Giuseppe che gli si accosta. A destra Sant'Ambrogio osserva più in basso. La mitra e il bastone pastorale lo contrassegnano chiaramente come vescovo.
Simboli presenti: il giglio sulla sinistra (purezza) e la palma sul gradino, posata da un orante.
Il significato nella simbologia cristiana è quello della vittoria, dell'ascesa, della rinascita e dell'immortalità. la palma infatti produce un'infiorescenza quando sembra ormai morta, così come i martiri hanno la loro ricompensa in paradiso.
Il quadro è firmato a pennello, in modo poco visibile, all'altezza del primo gradino "PIETRO GAGLIARDI 1876"
Pietro Gagliardi (Roma, 9 agosto 1809 – Frascati, 19 settembre 1890) è stato un pittore e architetto italiano.
La formazione del Gagliardi risente delle diverse influenze culturali e stilistiche proprie dei suoi maestri: il recupero neoclassico e dell'antico all'interno di reminiscenze barocche.
Di qui la disinvoltura nell'adottare sia tipologie rinascimentali e di primo Seicento sia modelli tardobarocchi, pur mantenendo la pennellata piana e precisa di scuola minardiana (Tommaso Minardi è stato un pittore e docente di faenza che insegnò a Roma).
Pietro gagliardi è considerato tra i capiscuola della pittura parietale sacra ad affresco - il critico d'arte Emilio Lavagnino lo considera "tra i migliori frescanti romani".
L'incarico a Gagliardi (di cui non è stata trovata alcuna registrazione specifica del committenza) avvenne in un periodo di ampi rifacimenti ottocenteschi: ad esempio, l'abside fu affrescata da Vitale Sala nel 1826 e la cupola da Francesco Gonin nel 1857, mentre Cesare Ferrari affrescò le navate laterali nel 1858.
Non risultano esserci stati restauri né della tela né della cornice (originale).
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