Da Macugnaga (Staffa) all'alpe Pedriola (rifugio Zamboni) passando dal Lago Secco e dal Rosareccio
Ecco un tragitto relativamente impegnativo dal punto di vista fisico, soprattutto per le persone dalla mezza eta' in su, ma non pericoloso, direi qualcosa meno di "E". Il tempo di percorrenza segnalato, che confermiamo, e' di circa 3 ore e 15 minuti.
L'ho fatto con mia moglie una spettacolare giornata di Settembre 2013. La partenza e' la frazione Staffa di Macugnaga, anzi, la minuscola frazione "Opaco", dove quattro bei girasoli guardavano il nostro passaggio mattutino (erano le dieci e 15) verso il ponte sull'Anza.
Passando sulla strada sterrata che collega le frazioni di Macugnaga alla sinitra dell'Anza (guardando il Monte Rosa), qualche decina di metri a sinistra di questa strada sono indicate le direzioni verso il Lago Secco e verso l'Alpe Pedriola e il rifuguio Zamboni. L'indicazione prevedeva 3 ore e 15, utto sommato piuttosto esatte.
La salita da Opaco al Lago Secco e' piuttosto rampante ma in un bosco bellissimo, e Settembre e' un ottimo mese per tentarla.
Il lago secco era, come dice il nome, secco. Pare che si riempia in occasioni di grandi piogge o grandi disgeli. Be', meglio cosi', dicevo tra me e me. Qui incontriamo un paio di cercatori di funghi, ma forse la stagione e' un po' avanzata.
Il lago secco e' a circa 1500 m slm. Qui ben segnalati cartelli ci segnalavano la strada da intraprendere.
A rallegrare la camminata dei meno portati, una prateria di mirtilli di sottobosco era l', per tentare (con successo) i piu' golosi. Tutte le volte che mi giravo vedevo mia moglie con la guanciotta in funzione (e' una nota mirtillio-addicted).
Dal sentiero era spesso visibile il lato sud della vallanzasca, stazione della funivia del Monte Moro compresa.
Poi ecco arrivare alle prime radure. Qui ci siamo quasi persi, andando diritti sul prato. Occorreva girare a sinistra. Tenete sempre sotto controllo i segni rosso-bianco-rosso tracciati da volenterosi del CAI!
Ad un certo punto, un incrocio a "T" con l'indicazione dell'altezza del Rosareccio. Non ci sono altri cartelli segnaletici. Qui bisogna girare a sinistra, verso i piani alti del Rosareccio. A destra si va verso la strada che dal Burky va a Pecetto.
Il puntino rosso che vedete e' mia moglie, oggi un po' in crisi sulle salite, e per arrivare alla vecchia e mai risistemata funivia per il Rosareccio la salitella e' sensibile.
Siamo a quasi 2.100 metri. Mancano un'ora e venti al rifugio Zamboni-Zappa. e' mezzogiorno e io comincio a sentire un certo languorino...
Dopo una curva "topica" ecco ergersi, come una cattedrale gotica, lo splendido massiccio del Rosa.
Giu', a destra, il ghiacciaio del Belvedere con la consueta biforcazione.
Ma i ghiacciai puu' belli, senza i sassi delle morene, sono quelli in quota, e qui sembra quasi di poterli toccare.
Finalmente si riesce a vedere lo Zamboni. Il mio passo accelera: il languorino di un'ora fa si e' trasformato in un'inusuale (per me) fame atavica.
Durante il pranzo (polenta con funghi, tapulon e salsicce) un inaspettato boato annuncia una valanga (per fortuna a distanza di sicurezza) che mia moglie e' riuscita a fotografare.