Chiavari, auditorium "ex chiesa di san Francesco" - "Un bès, Antonio Ligabue” con Antonio Perrotta
In "Un bès, Antonio Ligabue" Mario Perrotta porta in scena una mente arruffata, che non si lascia pettinare. Il mondo interiore di Ligabue è un groviglio di impulsi, paure, desideri elementari e lampi di lucidità, e Perrotta lo restituisce senza mai addomesticarlo. La sua recitazione è un continuo sbandamento controllato: parole che si spezzano, pensieri che si accavallano, un corpo che sembra reagire prima ancora di capire. È un caos psicologico che non viene mai semplificato, ma trasformato in ritmo, in presenza, in una verità scenica che arriva dritta allo spettatore.
E dentro questo disordine emotivo, Perrotta compie un gesto sorprendente: tratteggia grandi disegni mentre recita, come se il segno grafico fosse l’estensione naturale del suo respiro. Non è un orpello, né un effetto: è un modo per far emergere il pittore dal personaggio, per far vedere come l’immagine nasca dalla stessa confusione che lo abita. Il gesto del disegnare diventa un atto drammaturgico, un ponte tra la psiche arruffata di Ligabue e la sua urgenza creativa.
Così lo spettacolo non racconta soltanto un uomo ferito: mostra come quel disordine interiore si trasformi in visione. Perrotta riesce a far convivere il caos e la precisione, la fragilità e la potenza, costruendo un ritratto che non è mai illustrativo ma profondamente vivo. Ligabue non è un personaggio del passato: è una presenza che pulsa davanti a noi, con tutta la sua fame d’amore e la sua furia di immagini.
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