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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Uomini senza legge (Rachid Bouchareb, 2010)

petardo

 

Film di Rachid Bouchareb del 2010.

Storia del movimento per l’indipendenza algerina, sviluppata attraverso le vicende di una famiglia con tre figli, Said, Messaoud e Abdelkader.

Si inizia da un’ingiustizia, patita quando ancora i tre bambini erano piccoli: infatti, tramite l’intervento di un funzionario corrotto, la famiglia viene cacciata dalla casa e dalla terra su cui viveva e lavorava da generazioni e costretta ad andarsene. Un’ingiustizia che vuole riassumerne tante altre, tanto per “inquadrare” la situazione dell’Algeria nei primi decenni  del secolo scorso.

Anni dopo (sono ormai gli anni ’50), i figli sono grandi e comincia la stagione delle manifestazioni anti-francesi, che vengono represse nel sangue; il padre viene ucciso, Abdelkader viene arrestato. La prigione ha su di lui l’effetto di una specializzazione in lotta armata: quando esce fa parte dell’FLN (Fronte di Liberazione Nazionale) e ha gia` ben chiare le idee su come si debba agire per sviluppare il movimento insurrezionale per  l’indipendenza dell’Algeria dal colonialismo francese.

Con la madre e Said si trasferisce in Francia, dove possono permettersi di vivere soltanto in una bidonville vicino alle officine Renault, e comincia a fare azioni di proselitismo. Nel frattempo Messaoud torna dalla guerra di Indocina e aderisce immediatamente all’ FLN.

L’esaltazione rivoluzionaria di Abdelkader sconfina rapidamente in un’intransigenza che porta non solo all’esecuzione di attentati terroristici, ma anche alla repressione violenta di qualunque tipo di opposizione interna. Tra un attentato e l’altro, la storia si evolve fino alla morte di Abdelkader durante un’azione, alle soglie dell’indipendenza algerina, cioe` della tanto agognata vittoria.

Film girato da un algerino, schierato ma non oscurantista: cosi` come vengono mostrate le ingiustizie da parte francese nei confronti del popolo algerino, anche gli eccessi di Abdelkader vengono mostrati con obiettivita` e il personaggio alla fine e` presentato, piu` che come un eroe, come un pericoloso psicopatico del quale comunque si riconosce la validita` delle intenzioni.

E` evidente l’effetto di prevaricazione della violenza e dell’estremismo nei confronti dei sostenitori del dialogo, che coincide con la fine immediata dei molti pacifici che vengono letteralmente schiacciati dalle ragioni dell’odio e della vendetta.

Abdelkader in certe scene fa pensare a Robespierre, o forse semplicemente alle radici dell’integralismo contemporaneo. Una macchina asfaltatrice: nessuna pieta`, nessuna tolleranza, nessuna comprensione per chi, semplicemente, pur essendo d’accordo e` solo un po’ “tiepido”.

Chi non e` d’accordo con lui viene spazzato via, chi non e`, come lui, ossessionato dalla “missione” viene spazzato via, chi cerca una vita normale viene spazzato via.
Un film che fa riflettere sull’ intolleranza e sui danni che puo`  fare la repressione, e anche sulla perdita di lucidita` e sul delirio di onnipotenza di un potere armato.

Suscita orrore, a tratti, ma anche altre emozioni: la storia e` complessa e i diversi modi di parteciparvi, o di non parteciparvi, sono visti attraverso tutta una serie di personaggi ben caratterizzati e molto diversi tra loro, spesso su posizioni inconciliabili.

Molto bello e intenso, non si puo` guardarlo senza prendere posizione, in un modo o nell’altro.

Scene di massa di grande effetto, ma la regia e` molto efficace anche nel ritrarre gli ambienti e le piccole storie che inevitabilmente prendono parte o in qualche modo vengono sacrificate alla storia “di massa”.

 

 

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