Un gelido inverno - (Debra Granik - 2010)
Film del 2010 di Debra Granik, tratto dal romanzo omonimo di Daniel Woodrell.
Molto premiato, e candidato agli Oscar 2011.
Grandissima interpretazione di una giovanissima Jennifer Lawrence in una storia cupa e piuttosto trucida, ma inusuale, di vera poverta` americana. Non si tratta, infatti, di miseria in una grande citta`, ma tutto il contrario.
Ree Dolly e` una ragazza di 17 anni che vive con la madre e i due fratellini in uno stato di estrema poverta`: vivono in una sperduta zona montuosa del Missouri, in una fattoria al centro di un bosco di loro proprieta`, ma non hanno campi coltivati ne` altro per mantenersi, di tanto in tanto uccidono scoiattoli per mangiarli o accettano qualcosa dai vicini. La madre ha una grave forma depressiva che la rende indifferente a tutto, Ree e i bambini non frequentano nessun tipo di scuola, il padre e` assente perche` latitante: aveva un laboratorio per la produzione di anfetamine, catturato ha impegnato la fattoria e il bosco per pagarsi la cauzione e ora e` irreperibile.
La vita dell’intera famiglia giace sulle spalle di Ree, che dimostra indubbiamente una forza superiore alla sua eta`, ma piu` che altro sa praticare con impegno l’arte di arrangiarsi trovando cibo dove puo`.
Quando lo sceriffo comunica a Ree che se il padre non si presenta in tribunale la fattoria verra` venduta, Ree si mette a cercarlo, girando per chilometri a piedi, nell’ambiente di brutti ceffi che il padre frequentava come “soci”. Questi vivono in modo incredibilmente squallido, in roulotte o fattorie conciate molto malamente.
Le donne che solitamente accolgono Ree in questi posti sono volgari e scortesi; il mondo a cui loro e i loro uomini appartengono e` un mondo fuorilegge, dove si potrebbe immaginare che girino molti soldi ma forse non e` cosi`, e comunque questi soldi non si vedono affatto, si tratta di persone che vivono nell’ ignoranza e nello squallore piu` totale. Le donne, senza tanti complimenti, cercano di convincerla a smettere di cercare il padre; ma siccome lei non desiste, arrivano perfino (tutte insieme) a picchiarla violentemente. Ma lei e` testarda e non si arrende finche` non arriva all’ ennesima orribile verita`.
E` un’America davvero inusuale quella che ci viene presentata, non c’e` veramente niente di appetibile in queste vite fuorilegge, anzi, e` quasi un deterrente, il messaggio pare essere che, se trasgredire le leggi porta qui, non c’e` veramente nessuna ragione per farlo. Ma forse le conversazioni poco gradevoli, i silenzi, l’assoluta mancanza di cortesia, insomma l’ estrema “rusticita`” dei personaggi fanno un po’ parte del DNA di persone che vivono isolate in luoghi poco ospitali, gente estremanente sbrigativa ma capace di vivere in qualunque condizione.
Ree e` una specie di angelo atterrato nel posto sbagliato, e` paziente con la madre e tenera coi suoi fratellini, a cui tenta di insegnare qualche minima nozione scolastica insieme alle istruzioni su come scuoiare uno scoiattolo per poi mangiarlo. Sembra aver chiaro il confine tra legge e deliquenza, sa tutto ma sembra non giudicare piu` di tanto e sembra perfino rassegnata a essere picchiata solo perche` cerca suo padre.
Si muove in un paesaggio che e` pieno di alberi ma e` un deserto della mente.
I dettagli della trama (soprattutto sulle azioni del padre) non sono chiarissimi, ma importante e` l’affresco di un mondo a cui nessuno vorrebbe appartenere: Ree e` l’eroina di un mondo da cancellare.
E` un film intenso e piuttosto teso, lo si segue con un po’ di ansia perche` si teme sempre l’arrivo di qualche scena orribile, e in effetti ce ne sono almeno due, che pero` sono piu` lasciate all’immaginazione che mostrate esplicitamente. Una finestra su un mondo che quando si parla dell’ ”America” qui non si immagina neppure, e ridimensiona parecchio l’ immagine splendente e patinata della nazione piu` ricca e progredita del nostro mondo.
