Tutti Contro Tutti - (Rolando Ravello, 2013) - Recensione
Certo non deve fare un bel effetto, al ritorno da una cerimonia tipicamente familiare come quella della prima comunione del proprio pargolo, e con la prospettiva di un pranzo adeguato, costatare che la serratura della porta della propria abitazione era stata manomessa, impedendo di fatto l'ingresso.
Lo stato d'animo non poteva che peggiorare quando si viene a scoprire che non era semplicemente un problema della serratura: la casa era stata presa da un altro nucleo familiare che l'ha occupata, ha cambiato la serratura e non ne vuole sapere di lasciarla.
Agostino, il capofamiglia, pensava forse di risolvere il problema rivolgendosi alle forze dell'ordine, ma se non c’è nessun reale contratto di affitto con il proprietario dell'appartamento e che i 500 euro mensili lui li paga non si sa bene a che titolo ad un piccolo boss locale che (bontà sua) gli concede l'utilizzo dell'appartamento pur non avendo nessun diritto, il problema si fa serio.
Una lotta tra poveri (ma neanche tanto) alle prese con le piccole e grandi ingiustizie e soprusi che quotidianamente ognuno, come si vedrà nel finale, opera contro tutti gli altri, non tanto e non necessariamente per cattiveria, ma per l’illegalità diffusa che alberga in molte realtà sociali e con le quali si deve inevitabilmente convivere.
Probabilmente (spero) un po' caricaturale, questo spaccato di vita alla periferia di Roma è abbastanza angosciante.
Agostino è interpretato da Rolando Ravello, anche regista nel suo primo del film, piuttosto credibile nella sua normalità. Caruccia la moglie slava, una brava Kasia Smutniak che si vede spesso in questi tipi di film, e il cognato insospettabile, Marco Giallini. Ben diretti anche i figliuoli e i ragazzotti che popolano la scena.
Un po' stonato mi è parso il nonno, troppo sboccato per essere vero, anche perché gli altri personaggi della famiglia, tutto sommato, non parlavano come scaricatori di porto, e anche la tripletta di buontemponi nullafacenti che guardano la vicenda dalla panchina, commentandola e facendoci su delle scommesse non mi sembra una trovata imperdibile.
Il film pendola tra l'umoristico, il grottesco e il drammatico, con dissolvenze non sempre riuscitissime, ma, tutto sommato, vale la pena di essere visto.
