Terraferma (Emanuele Crialese, 2011)
Un film di Emanuele Crialese, premio speciale della giuria al Festival del cinema di Venezia del 2011.
In un’isola siciliana, come certamente in molte altre isole, l’arrivo estivo dei turisti sconvolge e cambia completamente le abitudini di vita degli abitanti: i turisti sono l’occasione per arrotondare i magri introiti della pesca, e quindi sono accolti con cordialità`, ma appartengono a un mondo completamente diverso, hanno gusti e aspettative imprevedibili per gli isolani.Pur di attrarre i turisti, può succedere che una famiglia affitti addirittura la propria casa, confinandosi per tutta l’estate a vivere in un garage.
Così fa Giulietta (Donatella Finocchiaro), vedova ancora giovane che vive con il figlio, giovanotto un po’ sprovveduto, e con il suocero pescatore che è un uomo all’antica.Giulietta vorrebbe lasciare l’isola e andare in continente a trovarsi un lavoro, ma il suocero non è molto d’accordo; l’idea di affittare la casa le sembra un buon modo di guadagnare qualcosa e riesce ad “accalappiare” due ragazzi e una ragazza, turisti veneti appena scesi dal traghetto.
Sia pure con qualche piccola incomprensione davanti a qualche richiesta degli ospiti, gentili ma abituati diversamente, Giulietta ce la mette tutta e l’ospitalità decolla; ai tre ragazzi tutto appare pittoresco e folkloristico.Ma siamo nell’Italia contemporanea, quella degli sbarchi dei migranti, quella della legge che impedisce di soccorrere i naufraghi.
Legge che è contestata dai pescatori, e in particolare dal nonno, che le contrappone la legge del mare, una legge molto più antica (e ben più “umana”) che afferma in mare non si abbandona nessuno.Quando il peschereccio del nonno soccorre dei naufraghi provenienti dall’ Africa è messo sotto sequestro, e quando la famiglia incontra una di questi naufraghi, una donna africana che da due anni con suo figlio cerca di raggiungere il marito in Francia, niente è più come prima.
Ma i turisti non si accorgono di niente... forse.Sono molte le cose che si possono dire su questo film. Anzitutto, che una cosa è parlare pro o contro l’immigrazione, un’altra vedere i naufraghi aggrapparsi alle sponde della barca e sapere che la legge imporrebbe di lasciarli in mare, un’altra ancora vederli arrivare sulla spiaggia morti affogati.
Indubbiamente parlarne da lontano è comodo e semplificante: una legge che prescrive di non soccorrere i naufraghi, ma limitarsi ad avvisare la capitaneria (inevitabilmente condannandone a morte alcuni) da una parte, e i problemi economici di una piccola isola, che tende a occultare gli arrivi per timore di infastidire i turisti, dall’altra.I turisti sono un coacervo di egoismo e superficialità`, fotografano i morti e poco dopo vanno a ballare, sono lì per le loro vacanze e non vedono/non vogliono vedere, non si accorgono dei migranti ma neppure dei disagi degli isolani.
Gli isolani sono divisi tra partecipazione e opportunismo: il cognato di Giulietta (interpretato da Beppe Fiorello), pensa che i migranti vadano lasciati in acqua, ha una spiaggia con bar e porta i turisti in barca a fare il giro dell’isola ballando e cantando, considera i morti sulla spiaggia niente più che una seccatura, un guaio che gli rovina gli affari. Giulietta stessa passa da ostilità a solidarietà`, dopo aver conosciuto la madre africana e la sua storia.E` un film che racconta una situazione complicata, popolata di persone che non appartengono allo stesso ambiente, ma sono lasciate sole allo stesso modo da uno stato che sembra più lontano dei già lontanissimi turisti.
Per trovare una soluzione bisogna infrangere una legge, e loro la infrangono, a loro rischio, cercando una specie di riscatto collettivo.Intenso e ben recitato, in particolare dalle due donne, Donatella Finocchiaro, attrice ben nota, e Timnit T. , vera immigrata africana, che ora vive a Torino e che ha portato certamente nel suo personaggio una parte del suo “vissuto”.
Emanuele Crialese è un regista che affronta temi impegnativi con grande misura ed efficacia, senza cadere nel sentimentalismo.Non è un film leggero, ovviamente; ma aiuta a riflettere su qualcosa che non si può ignorare.
