Stabat Mater (Tiziano Scarpa)
Questo libro, forse, non è per tutti. Tanto per cominciare è un monologo, un discorso tutto interiore.
Quasi come una seduta di autoanalisi a cui possa capitare di assistere, dal buco della serratura.
Si entra nella mente di una ragazza abbandonata alla nascita e cresciuta in quel famoso orfanatrofio di Venezia dove le orfane studiavano musica ed eseguivano concerti durante le funzioni religiose e in altre occasioni.
La vita dell'orfanatrofio è sconvolta dall'arrivo di Antonio Vivaldi che viene a sostituire il vecchio maestro di musica, ed è come se l'orfanatrofio fosse, musicalmente parlando, investito da un tornado.
Ma la storia non gira tutta intorno a lui: Vivaldi, in un certo senso, nella storia funge da "catalizzatore".... ma preferisco non addentrarmi nei particolari.
La cosa più interessante del libro è il viaggio allucinante che il lettore compie, dentro la psiche di una donna "particolare", che ha incubi e visioni dovuti alla sua condizione, al suo disperato desiderio di rivedere sua madre e di capire il motivo della sua scelta, ma anche momenti di lucidità assoluta e geniale, capacità strepitose di trovare certi perché profondi della vita, di cogliere esattamente certe verità nascoste.
La cosa più stupefacente è che questo viaggio nella psiche di una donna sia stato scritto (e quindi, almeno letterariamente, compiuto) da un uomo, e che una donna possa ritrovarcisi appieno, come sostiene mia moglie che ci ha riconosciuto certe sue fantasie un po' contorte tipiche dell'età adolescenziale.
Certo, si tratta di un lungo delirio, di visioni e racconti anche piuttosto forti: a tratti è richiesto uno stomaco un po' resistente, ma si tratta comunque di un affresco grandioso.
Complessivamente sembra quasi un testo teatrale.
Uno strepitoso monologo per una grande attrice, una di quelle capaci di tenerti lì sospeso, senza fiato, ad ascoltarla.
E Vivaldi? Oh, un pochino di psicanalisi anche per lui, ma rimane un pretesto per parlare della musica, della sua musica in particolare.
La musica, suonata, ascoltata, lavorata, vissuta, che esce da ogni riga del testo scritto e diventa personaggio vero del racconto.
Leggetelo. Se ne esce un po' storditi, ma ne vale la pena.
