Sanguepazzo (Marco Tullio Giordana, 2008) - Recensione
"Sanguepazzo" e' l'epiteto che si auto-affibbia il protagonista, un convincente Zingaretti-Osvaldo Valenti. E' un modo di dire siciliano, che significa spirito folle, indisciplinato ed eccentrico.
Il regista Marco Tullio Giordana (ricordo i suoi bellissimi "I centopassi" e "La meglio gioventu') aveva in cantiere questo film da tempo: 1984.
L'argomento e' la vicenda della coppia di attori, famosi durante il ventennio fascista, Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, compagni anche nella vita, assai compromessi con il regime.Vennero fucilati, senza troppe garanzie di un processo equo, da un gruppo di partigiani 5 giorni dopo la liberazione dai nazifascisti.
Li ritrovarono a Milano in via Poliziano. Un cartello indicava i loro nomi.
A parte i legami con il fascismo, abbastanza normali, direi, per attori in voga all'epoca, i due erano accusati di assai piu' turpi nefandezze perpetrate all'interno di "villa Triste", luogo (forse un ex ospedale) dove un pazzo furioso autodichiaratosi facente parte delle SS italiane (tale Koch), torturava i prigionieri (per lo piu' partigiani).
Portato per una (dannunziana?) vita di eccessi e cocainomane all'ultimo stadio, Osvaldo Valenti (autoarruolatosi nella "X MAS") frequentava sicuramente la cosiddetta "villa Triste" per procurarsi la morfina di cui non poteva farne a meno, ma sulla sua chiacchierata partecipazione alle torture assieme alla compagna Ferida, solo insinuazioni.Giordana, nel film, lo assolve da queste accuse infamanti. Anche per questo si cucca talvolta la velata accusa di "revisionista", nonostante i trascorsi al di sopra di ogni sospetto di questo regista.
La Ferida e' interpretata da una "un po' piu' sciupatiella di quanto mi ricordassi" Monica Bellucci, che pero' ha acquistato sicuramente in bravura.Unico protagonista inventato della storia e' un regista (del quale non ricordo il nome) interpretato da Alessio Boni (un attore considerato bonazzo, di nome e di fatto, dalle fanciulle, presente qui al festival del cinema di cui questo era l'ultimo film).
Questo regista fa pensare a Luchino Visconti. Un regista non allineato che ha subito anche il confino. Nella finzione filmica, la Ferida e' assai attratta psico-fisicamente da Boni, che pero', a causa della sua omosessualita', non ne ha approfittato, anche se si capisce che, per la Bellucci, uno strappo alla regola lo avrebbe anche fatto.
Concludendo, un buon film, bene interpretato e con livide scenografie che ben caratterizzano il periodo storico.
In questo film, cosi' come negli altri film visti a questa rassegna cinematografica dalla quale ho tratto le ultime 4 opinioni, sesso (oops, scusate) spesso e volentieri erano rappresentate scene di sesso di durata non trascurabile, con tanto di sospiri, mugolii, posizioni ecc. ecc.
Ora, non penso di essere ne' codino ne' bacchettone, ma, poiche' siamo tutti gente di mondo che ha fatto il militare a Cuneo, basterebbe un paio di occhiate tra il LUI e la LEI e un abbraccio per capire come andra' a finire la faccenda. Ora, perche' prolungarsi di piu'? Non penso che il film perderebbe consistenza, ma almeno perderebbe qualche minuto (sanguepazzo, da questo pun to di vista ne guadagnerebbe, essendo assai lungo (2 ore e mezza!).P.S. devo dire che in sanguepazzo c'e'una scena assai perversa ma assai interessante, che qui non riporto per ragioni di…opportunita'. Se proprio volete sapere di che si tratta senza vedere il film, fatemelo sapere, con una certa ritrosia potrei anche, velatamente, raccontarvela (in privato).
