Rosso come il Cielo (Cristiano Bortone, 2005) - Recensione
Cosa significa per un bambino di 10 anni perdere la vista?
E nascere non vedente?Se un non vedente ti chiede "come e' l'azzurro" tu come risponderesti?
Queste ed altre domande rutilano nel mio cervellino mentre guardo il bellissimo film di Cristiano Bortone "Rosso come il Cielo".In breve, racconta la storia di Mirco Mencacci che, a causa di un incidente perde la vista.
Ha 10 anni.A questo punto la sua vita cambia radicalmente.
Era il 1971.A quell'epoca, era VIETATO ai bambini non vedenti (o ciechi, come si diceva piu' spesso allora) frequentare le scuole per bambini "normali". Mirco e' stato quindi COSTRETTO a lasciare il paese, la sua scuola, i suoi compagni per andare a Genova dove era presente un istituto per ciechi.
Adesso questo divieto non c'e' piu', ma non mi meraviglierei se la signora Gelmini, con uno dei tanti pindarici balzi all'indietro che sta facendo fare alla scuola italiana non ripristinasse questa "sana, vecchia, rigida regola" :o( .In quella piccola prigione, per il corpo e per la mente, che era l'istituto, Mirco riesce ad evadere (con il corpo e con la mente) grazie ad un registratore a bobine che, piu' o meno abusivamente, usa per raccontare storie utilizzando voci e suoni, e anche grazie alla figlia della portinaia dell'istituto, con la quale nasce un "teneramente sensuale" rapporto.
Si tratta di una storia vera. Mirco Mencacci, oggi un apprezzato montatore del suono per il cinema, ha contribuito a far cambiare la legge che imponeva le scuole separate per i bambini affetti da questo handicap.Il film, ripeto, e' bellissimo. Tenero, senza mai cadere nel patetico, descrive con garbata efficacia anche un'epoca adesso ingiustamente caduta in disgrazia, il '68, dove si predicava la fantasia al potere, grazie alla quale il protagonista del film ha potuto superare il suo dramma.
Gli attori sono molto bravi. Primo fra tutti Paolo Sassanelli, che interpreta un maestro dell'istituto.Eccezionali anche le interpretazioni dei bambini, molti dei quali ipovedenti, come il simpaticissimo Simone Gulli'.
Per concludere, un film adatto a tutti che fa bene, al corpo e alla mente.
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