Re della terra selvaggia - (Benh Zeitlin, 2012) - Recensione
Film americano indipendente del 2012, candidato all’Oscar 2013.
Regista l’esordiente Benh Zeitlin, e` un film che racconta di un mondo inimmaginabile ma realmente esistente, e non nelle profondita` della foresta amazzonica, ma proprio negli Stati Uniti, in Louisiana, a un passo da New Orleans.
Si tratta di una palude, “La Vasca” ,come la chiamano i suoi abitanti, che si estende “al di qua” di una colossale diga di cemento armato, che protegge dal mare e dagli alluvioni le citta` dei ricchi (o forse semplicemente, delle persone “comuni”) che stanno “al di la`”.
La Vasca e` un specie di bidonville, in cui vivono in case di fortuna, composte da materiale recuperato qua e la`, persone che se la cavano arrangiandosi, pescando o mangiando carne di alligatore, o non si sa che altro. E` comunque come un villaggio, di bianchi e neri che stanno insieme senza problemi, dove il luogo d’incontro e` uno scalcinato bar, e c’e`perfino una specie di scuola, la cui insegnante pero` insegna ai bambini anche cose non propriamente scientifiche e non tutte sensate, come la storia degli auroch, enormi e inesistenti animali dalla micidiale forza distruttiva che assumono un ruolo mitologico di destino crudele e insensato.
In questa piccola comunita`, tutti hanno pochissimo ma lo dividono generosamente con gli altri e nella loro vita grama non c’e` infelicita`, ma allegria; tutti sanno fare tutto, piu` o meno; non sempre nel modo piu` lineare, come quando il protagonista usa la fiamma ossidrica per accendere il gas sotto la pentola, ma in ogni caso se la cavano con abitudinaria disinvoltura e, incredibilmente, ce la fanno, con dignita`.
Protagonista della storia e` Hushpuppy (Quvenzhané Wallis), che vive con suo padre Wink (Dwight Henry); la mamma e` andata via, non si sa dove ne` come.
Wink e` malato, ma non vuole andare in un ospedale a curarsi; come tutti nella Vasca, non cerca contatti con il mondo ricco, anzi, a dire il vero, nemmeno con il mondo contemporaneo.
Quando un elicottero annuncia dal cielo l’arrivo di un uragano pericolosissimo, invitandoli ad andare nei ricoveri predisposti per loro in citta`, ben pochi accettano di farlo; resistono all’uragano come possono, ma ovviamente e` un disastro per le loro povere baracche, e non solo. I soccorritori arrivano e portano via chi e` rimasto; all’ospedale tentano di curare Wink, ma lui non accetta di curarsi e alla prima occasione scappa, insieme agli altri, e tornano tutti “a casa”.
In quel gran bel paradiso di rottami e rifiuti a cielo aperto, vero cimitero della civilta` industriale, ricoperto di fango dall’alluvione, dove galleggiano carcasse di animali morti, dove vivere e` una fatica incomparabile, ma anche, pare, un’impagabile liberta`.
Ovviamente, per chi, citando de Andre`, li giudichi “da buon borghese” si tratta di un gruppo di disperati, alcoolizzati, barboni, pazzoidi; ma sono uniti come una famiglia, dividono tutto quel poco che hanno e si sostengono come possono, e nella loro poverta` estrema non chiedono elemosine.
E` chiaro che non possono resistere a un uragano, neppure a un uragano piu` piccolo di quello che arriva: ma lo affrontano, mostrando un coraggio impensabile, come in una sfida epica.
E lo stesso coraggio viene sfoderato da Wink nella sua lotta, gia` persa in partenza, con la malattia, e ancora piu` da Hushpuppy, piccola e tenera ma non indifesa, che restera` sola, ma sola davvero non sara` mai, non solo perche` ha la comunita` attorno, ma anche perche` il suo papa` l’ha addestrata per combattere gli auroch, per diventare “il re della terra selvaggia”.
E` un film che non lascia indifferenti, si e` coinvolti nella sorte dei protagonisti dalla prima all’ultima sequenza. Hushpuppy e` un personaggio straordinario interpretato stupendamente da Quvenzhané Wallis, nei cui occhi si leggono molte piu` cose di quanto espresso nei dialoghi.
Bellissimo.
