Quando la Notte (Cristina Comencini, 2011) Con Claudia Pandolfi, Filippo Timi e... Macugnaga
Claudia Pandolfi è Marina, una mamma con figlioletto di due anni Marco che ha bisogno di montagna, poiché' il mare, addetta dei medici, "gli fa male". Tramite agenzia ha preso in affitto per un mese una casa un po' isolata dal resto del paese, in una località montana del Piemonte.
Nella stessa casa abita l'umbratile Manfred (Filippo Timi) una guida alpina con una vita famigliare un po' travagliata, essendo stato abbandonato sia dalla madre che dalla moglie. Per questi motivi non vede le donne con particolare favore...Marina è sola con il bambino, e la sua vivacità, i suoi continui pianti notturni e le cure che deve prestare a Marco portano la donna ad una crisi psicofisica profonda, che causa (poi si saprà) un gesto di stizza che avrebbe potuto avere gravi conseguenze se Manfred non si fosse accorto di quello che succedeva sopra la sua testa e non fosse intervenuto, portando il bambino, e la madre, in ospedale.
Manfred ha capito bene la dinamica dell'incidente e accusa Marina, che si difende nonostante tutto.Marina conosce in una baita gestita dal fratello di Manfred la moglie di quest'ultimo, e con questa donna ha subito simpatia e comunanza di esperienze, non ultima il rapporto di amore e, talvolta, odio che un numero non trascurabile di mamme hanno nei confronti dei propri figli neonati.
Invece, il rapporto tra marina e Manfred è decisamente conflittuale, anche se si capisce che la "chimica dei corpi" porterà ad un ravvicinamento. Questo avviene grazie al salvataggio di Manfred, caduto in un crepaccio sul ghiacciaio, da parte di Marina che, non vedendolo tornare, da' l'allarme.In ospedale, tra i due, la scintilla inizia a scoccare, ma il mese è finito, e lei deve tornare dal marito. Si ritroveranno quattordici anni dopo, quando Marina torna brevemente in quei luoghi dove sono avvenuti gli episodi e i fugaci incontri che tanto le hanno cambiato la vita.
Forse perché' piuttosto bistrattato dalla critica, per cui mi aspettavo molto di meno, questo film mi è invece piaciuto assai.Ottimamente recitato dai due attori protagonisti e con uno straordinario bimbetto rompiballe (come ha fatto la regista Cristina Comencini a fargli fare a tempo dovuto tutte quelle scene è un mistero) il film, nonostante la trama, è molto interessante e quasi avvincente.
Notevole è anche la tematica affrontata con notevole bravura, relativa al particolare rapporto tra una mamma e suo figlio.Poi una menzione particolare che devo fare è relativa alla "location" dove è stato girato tutto il film. Si tratta di Macugnaga, in valle Anzasca, una straordinaria località montana, oggi leggermente e ingiustamente appannata rispetto agli anni '70, che presenta bellezze paesaggistiche e del paese stesso che lasciano senza fiato.
E' a Macugnaga, tra l'altro, che io trascorro le vacanze invernali e parte di quelle estive.Nonostante la bravura di chi ha girato il film, e alle bellissime inquadrature sicuramente presenti, il mezzo di riproduzione audiovisiva riesce a dare solo una pallida idea della bellezza che, dal vivo, si possono apprezzare se si è direttamente sul posto.
Una parte del film è girato al rifugio Zamboni, posto ai piedi del Monte Rosa in una piana erbosa a circa 2000 metri di una bellezza paradisiaca. Anche la parete est del Rosa, visibile dal paese di Macugnaga, è molto probabilmente una delle immagini più belle e maestose che si possono vedere sulle nostre alpi, tanto che, data la notevole altezza (circa 2300 metri) questa parete è detta "la più himalayana" di tutte le Alpi.
