Promised land - (Gus Van Sant, 2012) - Recensione
In origine questo film avrebbe dovuto essere l’esordio alla regia di Matt Damon, che ne e` il protagonista. Ma per impegni sopraggiunti, la regia e` stata affidata a un Gus Van Sant banalotto e quasi irriconoscibile.
Tanto per cominciare, la trama non sprizza originalita`: come in tanti altri film americani gia` visti, c’e` una grossa e potente compagnia, la Global, dedita all’estrazione del gas naturale, che manda suoi addetti in giro per le parti piu` povere degli Stati Uniti per trovare nuovi terreni da trivellare.
Matt Demon e` Steve, figlio di una famiglia contadina e piuttosto povera, “rovinata” dalla chiusura di un impianto che dava lavoro a tutta la zona; questa sua esperienza di “fallimento” lo rende credibile agli occhi dell’ ingenua parte della popolazione a cui tenta di far credere che dal suo arido terreno scaturira` una fortuna.
E infatti, Steve ha successo e fa carriera nella Global.
Finche` viene mandato, con una collega, in una zona povera e desolata come le altre, ma in cui vive un vecchio “studioso”, ex dipendente della Boeing informato ed esperto di tecnologie, che contrasta la Global alla luce degli effetti dannosi provocati dall’estrazione del gas.
Compare anche un ambientalista che fa di tutto per metterge i bastoni tra le ruote a Steve, e la popolazione si ribella contro la Global.
Quando l’ambientalista si rivela come un “doppiogiochista”, assunto dalla stessa Global per recitare la parte del contrasto e poi farsi sconfessare come disonesto, spingendo cosi` gli abitanti a capitolare piu` facilmente, Steve ha una (prevedibile) crisi di identita` che lo porta a lasciare la compagnia, non senza un (prevedibilissimo) “discorso finale” alla popolazione che e` un riassunto di parole, gesti e facce che abbiamo gia` visto in 100 altri film americani di argomento simile..
E si arriva al solito ”happy end” in salsa americana, con il protagonista che rinuncia a tutto in nome di una specie di onesta` nei confronti di quelli che un attimo prima intendeva imbrogliare, di un ritorno alle sue origini, ecc.
Come avrete capito non mi e` parso un fim interessante; gli attori anche bravini, ma le parti veramente troppo preconfezionate e gia` viste.
Se avessero cercato di farmi credere che si trattava di un film degli anni ’50, avrei avuto qualcosa da obiettare solo sulla qualita` del colore e sul tipo di automobili in circolazione..
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