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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Pa-ra-da (Marco Pontecorvo, 2008)

petardo

 

Non ho una passione per i clown, intendo quelli con la pallina rosa sul naso, le labbra truccate di bianco, la blusa a righe e i pantaloni a pois, ma per il clown di cui sto per raccontarvi faccio un’eccezione.

Questa è anche la storia di un clown, la storia vera ed incredibile di un uomo all’apparenza comune, ma capace di smuovere le montagne, ed è una storia che non si può dimenticare.

L’antefatto è incredibile: in Romania esistono bambini orfani o praticamente tali, abbandonati a se stessi, che vivono di piccola delinquenza e prostituzione, in gruppi in qualche modo gestiti dalla malavita locale, dormendo sottoterra, nelle fognature che chiamano “canali”, in condizioni di totale sporcizia e abbandono, dediti a una tossicodipendenza dalla colla/vernice, che annusano continuamente portandosela appresso dentro un sacchetto di plastica.

La polizia li ignora e di tanto in tanto li accalappia per portarli in orfanatrofi, da cui scappano immediatamente perché il personale non è abbastanza numeroso per occuparsi di loro.

In questo contesto si inserisce Miloud, clown francese di origine nordafricana, un ragazzone aperto e desideroso di misurarsi con il volontariato.

Miloud arriva a Bucarest e rimane sconvolto dalla vita spaventosa di questi ragazzini, al punto da tentare una via per salvarli, insegnando loro il suo mestiere, cioè il mestiere di saltimbanco, e creando un circo, ora famosissimo, interamente composto da loro.

Cosa dire? Che è Madre Teresa di Calcutta con la pallina sul naso, che è la storia di un santo laico, che a lui sì si dovrebbe dare il Nobel per la pace? Tutto questo e anche altro.

Che è la testimonianza vivente del fatto che la volontà può spostare le montagne. E lui di montagne davanti ne aveva tante: la più grande, la ritrosia stessa dei bambini, che non erano di primo acchito troppo disposti a farsi salvare. Ma anche, la noncuranza delle istituzioni pubbliche e l’incomprensione, perfino delle altre organizzazioni umanitarie operanti sullo stesso territorio.
La capacità straordinaria di non darsi per vinto e andare avanti quasi da solo. Eccetera.

Parliamo del film: recitato benissimo da bambini probabilmente presi davvero dalla strada, e dal protagonista che è un : Jalil Lespert molto partecipe. Scene commoventi e a volte anche “violente” per lo stomaco. Scene che non si vorrebbero vedere, realtà che non è possibile ignorare.

Un film assolutamente privo di “buonismo”, (meravigliosa opera prima di Marco Pontecorvo, figlio di Gillo) che spaventa ma infonde ancora fiducia nel genere umano: non siamo ancora perduti finchè esistono dei Miloud.

Il mondo è grigio, il mondo è blu.

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