Non lo so ancora - (Fabiana Sargentini, 2013) con Donatella Finocchiaro, Fulvio Brogi, Morando Morandini (sceneggiatore)
Buffo titolo per un delicato film che racchiude al suo interno, in modo totalmente naturale, molte tematiche importanti senza per questo essere paludato, pedante o noioso.
Ettore (interpretato da Giulio Brogi) è un ottantenne affetto da una preoccupante tosse catarrosa. Sta facendo esami clinici il cui responso sarà dato l'indomani (il film si sviluppa su un periodo di 24 ore).
Giulia (interpretata da Donatella Finocchiaro) è una signora tra i 30 e i 40 anni, anche lei in attesa del responso di esami clinici che potranno diagnosticare se il suo stato è dovuto a una gravidanza un po' tardiva o a una menopausa precoce, che le impedirebbe, quindi, di avere figli.
Quel "Non lo so ancora" del titolo si riferisce allo stato d'animo dei due protagonisti, generazionalmente distanti, in attesa di "verdetti" clinici circa vita o morte, una vita e una morte personale in un caso o delle speranze di dare vita nell'altro caso.
Un piccolo incidente automobilistico è la causa del fortuito incontro tra i due, all'uscita dall'ospedale.
Molto presto nasce una reciproca, profonda simpatia del tutto cerebrale (o quasi) che li porta a passare quasi sempre assieme le 24 ore successive.
La fine della pellicola coincide con il ritorno all'ospedale per il ritiro dei referti, uno dei quali è positivo, mentre dell'altro si intuisce che non tutto sta girando per il verso giusto.
"Non lo so ancora" è il primo lungometraggio di Fabiana Sargentini, talentuosa regista di documentari o docu-interviste molto interessanti, talvolta sorprendenti e vincitori di premi quali "Sono incinta" (2003) e "Di madre in figlia" (2004).
Una particolarità del film sta nella "location": Levanto, il paese della riviera ligure di levante dove trascorro gran parte delle mie vacanze. In questo splendido paese trascorre le vacanze anche Morando Morandini, il noto critico cinematografico che, per la prima volta in questo film, si cimenta come sceneggiatore e soggettista.
In parte (molto in parte) si tratta di una storia autobiografica, nata dalle affinità intellettuali tra il Morandini stesso e la Sargentini, almeno come spunto iniziale del discorso.
Non è, fortunatamente, un banale film pubblicitario per Levanto. Seppure ripresa magnificamente, nel film sono evidenziati i pregi e i difetti (o, meglio, le caratteristiche) della località ligure, comprese (molto bonariamente) certe caratteristiche abbastanza bizzarre dei commercianti, come spesso capita in Liguria....
Disegni ad acquarello intervengono qua e la' nel film, prendendo il posto dell'immagine reale, ricomponendola o scomponendola con brevi tratti essenziali, molto suggestivi.
Sara' un vero peccato se la distribuzione penalizzerà questo interessante lungometraggio, di gran lunga superiore alla plastificata, artificiale banalità di molti film del panorama italiano, e non solo. Un film di sentimenti, paure e divertimento in un microcosmico paese di villeggiatura durante il periodo (settembre) nel il quale la ressa ferragostana lascia spazio ai più lenti ritmi da sempre scanditi nel millenario borgo ligure.
