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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Mr Gwyn - Alessandro Baricco

petardo

Questa opinione e' scritta "al femminile" perche' e' di mia moglie, che trova Baricco interessante... Devo preocuparmi?

Mr. Gwyn

Se già conoscete Alessandro Baricco e vi piacciono i suoi libri, probabilmente avrete già letto anche questo, perchè per noi aficionados i suoi libri sono sempre troppo corti e appena finito di leggerli stiamo già aspettando il successivo.. se invece non lo conoscete, ve lo consiglio.

E’ una storia a partenza lenta, sembra la storia di un “tipo strano”: Mr. Gwyn è uno scrittore di un certo successo che un giorno pubblica su una pagina di un giornale londinese la lista delle 52 cose che non farà mai più. L’ultima di queste, dichiara, è scrivere.

La notizia getta nello sconforto pubblico ed editore, e anche noi lettori di Baricco: sarà per caso un annuncio camuffato? Non sarà che Baricco, quello vero, sta perdendo la voglia di scrivere?

La paura dura pochissimo, fino a quando, cioè, la storia non si sviluppa presentando l’idea che Mr Gwyn elabora in alternativa allo scrivere libri: fare ritratti alle persone, senza essere un pittore, ma restando uno scrittore.

L’idea è affascinante e al tempo stesso un po’ folle: tutti si chiedono, infatti, come si possa ritrarre una persona scrivendo di lei, il primo pensiero va all’intervista ma Mr Gwyn la vede in modo completamente diverso.

A dire il vero neanche lui, sulle prime, sa bene come realizzarla e quindi assistiamo allo sviluppo della sua idea, in una Londra vecchio stile dove si può incontrare l’artigiano che costruisce lampadine una per una ed è in grado di soddisfare le richieste del cliente in termini di colore (partendo dalla definizione di “tonalità infantile”) e di durata espressa in un numero, molto limitato, di ore; dove può trovare il locale adatto, una specie di ex-officina, richiedendo all’agente immobiliare una stanza caratterizzata da macchie di umidità al soffitto e macchie di grasso al pavimento; dove, infine, può convincere un suo amico musicista a comporre per lui una musica di sottofondo evocativa e straordinaria.

Una volta preparato l’ambiente, i ritratti hanno inizio; il tempo di esecuzione di ogni ritratto è limitato, definito dal silenzioso e inesorabile spegnersi delle 18 lampadine che costituiscono l’unica illuminazione della stanza: allo spegnersi dell’ultima lampadina il ritratto finisce, improrogabilmente.

Lo scrittore e i suoi soggetti di solito non parlano, quindi non c’è un rapporto esplicito fra di loro, ma ugualmente nella stanza si instaura una relazione profonda tra lui e loro e in ogni ritratto la persona “raffigurata” si riconosce completamente.

E’ un viaggio nella comunicazione tra esseri umani associata alla ricerca del senso della scrittura; la frase citata spesso da Baricco, secondo cui lo scopo finale del raccontare sarebbe “riportare le storie a casa” si estende, in questo caso, al ritratto come modo per “riportare le persone a casa”, cioè, in qualche modo, ricondurle nel “loro” mondo.

Sospetto di essere stata abbastanza confusa, ma spero di aver trasmesso la mia impressione: un libro di grande fascino che avanza con la leggerezza di una favola ma scatena riflessioni di grande profondità..
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