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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Miele - (Valeria Golino, 2013) - Recensione

petardo

 

Il primo film da regista di Valeria Golino, del 2013.
Un argomento impegnativo per una prima prova di regia: trattare il tema dell’eutanasia senza cadere nelle numerose trappole che l’argomento puo` presentare non e` davvero facile.
Valeria Golino ci riesce, grazie anche all’aiuto di una Jasmine Trinca (la protagonista, che lavora con lo pseudonimo di Miele, appunto) veramente molto brava ed espressiva.

Miele appartiene a una (piccolissima) organizzazione che si occupa di permettere a malati terminali o comunque in pessime condizioni di sopravvivenza di terminare, su loro decisione, la propria vita, ovviamente in cambio di denaro.
In ogni caso deve essere il malato a decidere, gli viene chiesto fino all’ultimo se non desidera revocare la propria decisione, poi se questo non cambia idea e` Miele che consegna al malato il medicinale letale, mette la musica scelta dal malato stesso per accompagnare la propria fine e rimane al suo capezzale per i pochi minuti necessari alla morte.
Il farmaco usato e` il Lamputal, un medicinale di uso veterinario che Miele deve andare a procurarsi in Messico dove puo` acquistarlo facilmente, dicendo al farmacista che il suo cane e` malato e non vuole piu` vederlo soffrire; questo farmaco (che ipotizzo non sia realmente esistente), usato in dosi massicce, ha effetto anche sull’uomo.
Un giorno, credendo di dover effettuare un “intervento” come tutti gli altri, incontra l’ingegner Grimaldi, un uomo ancora piacente sulla settantina, colto, ricco e raffinato, che le confida di non essere affatto malato ma semplicemente di non essere piu` interessato alla vita.
Miele ha un’immediata reazione di rifiuto: lei non fa morire persone che non siano gia` gravemente malate e comincia una discussione con l’ingegnere che invece e` convintissimo della sua scelta.
Pur essendo molto diversi cominciano quindi a vedersi, piu` che altro per esigenza di lei che e` affascinata, vuole cercare di capire per riuscire a farlo desistere, e gli piomba in casa all’improvviso, dapprima con un certo fastidio da parte di lui, per assicurarsi che non abbia preso la medicina che gli aveva gia` consegnato.
Dopo un paio di queste “sorprese” pero` l’ingegnere sembra quantomeno incuriosito dall’interesse destato in questa ragazza giovane, anche se certamente un po’ inquietante per il “lavoro” che fa. E comincia una specie di strana “amicizia” in cui non e` chiaro chi stia cercando di soccorrere chi.
Miele, infatti, e` piuttosto logorata dal “lavoro” che fa, anche se a vederla sembra tutto il contrario: appare, infatti, come un’iperattiva, va avanti e indietro dal Messico, si sfianca nel jogging e in bicicletta, coltiva anche un’attivita` sessuale abbastanza frenetica, insomma sembra pervasa da un desiderio di vita “consumata”, vissuta in ogni suo istante come se avesse assorbito dai suoi pazienti una lezione sulla precarieta` dell’esistenza e sulla necessita` di non sprecare neppure un attimo.
Insomma, tutto il contrario dell’ ingegnere, che e` annoiato definitivamente dalla vita, sta in casa davanti alla televisione pur cogliendone tutta la stupidita`, anzi proprio per questo.
Miele e` una specie di strana novita` nella vita dell’ingegnere, e almeno dopo il fastidio iniziale lui pare accorgersene piacevolmente, ma e` un risultato soltanto transitorio.
E lei abbandona il ruolo di “dottoressa Morte” che si era assegnata.
Non e` un film a lieto fine.

La tragedia del dolore fisico, dell’impossibilita` di vivere come si vorrebbe a causa di una malattia o  un incidente, e` raccontata molto bene in questo film che non fa nessun uso di immagini inquietanti, ma riesce ugualmente a far capire la situazione dei malati.
Meno approfondite sono le ragioni della scelta di Miele, che sembra legata a un gruppetto “ideologicizzato”, ma si fa pagare, per cui non e` troppo chiaro se agisca per scopo umanitario o anche per lucro; certo e` che segue una rigida “procedura” , elaborata con la massima attenzione per permettere al malato di andarsene con dignita` e con la minima sofferenza.
Pur con nel suo atteggiamento freddo e calmo, Miele non e` esente da sentimenti di compassione, che pero` non si permette di esprimere, lasciandoli soltanto intercettare dallo spettatore che ne osserva lo sguardo.
Non c’e` ostentazione della sofferenza, non ci sono parole di troppo, ne` scene in qualche modo “pesanti”; a far riflettere basta semplicemente la situazione narrata esattamente com’e`.
Un film lucido e misuratissimo con una regia dalla mano salda e una protagonista veramente straordinaria.

 

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