Liberty Heights (Barry Levinson, 1999) - Recensione
Trama
Siamo a metà degli anni cinquanta, a Liberty Heights, un quartiere di Baltimora della "middle class" dove vive la famiglia Kurtzmans. Di origini, cultura e religione strettamente ebrea, la famiglia protagonista del film è composta dalla madre, la nonna, il padre e due figli, Ben, il minore, che racconta in prima persona le sue vicende, e Van.
Il padre gestisce un teatrino dove si svolgono anche spettacolini di striptease, sempre a rischio di censura, se la ragazza di turno mostra qualcosa in più delle proprie chiappette, dal successo molto discutibile. Per integrare si inventa, assieme ai soci un'altra attività, questa volta decisamente illegale: un lotto clandestino con l'aggiunta di "special bonus" che, pensano, attirerà la clientela ma non sarà mai vinto. La fortuna clamorosa di un piccolo spacciatore sbugiarda la seconda intenzione, ma loro non hanno abbastanza denaro per far fronte alla vincita.
Ben, divenuto adolescente nel mondo protetto della sua famiglia, pensa che al mondo ci siano solo ebrei (d'altronde è stato educato così), mentre "gli altri" sono una minoranza. Si accorgerà che le cose sono differenti quando comincerà a girare da solo per le strade e costatando che nell'esclusivo country club della città e vietato l'ingresso "agli ebrei, ai negri e ai cani". Prende la sua prima cotta per una ragazzina di colore della sua classe, ma il rapporto è fortissimamente osteggiato sia dai suoi genitori che da quelli della ragazza.
Van, "imbucatosi" con alcuni amici ad una festa piuttosto aristocratica, si innamora perdutamente di una ragazza che si rivelerà "bella e impossibile", stringendo invece una particolare amicizia con il di lei ragazzo.
Queste sono le principali vicende che sono abilmente intrecciate nel film, peraltro piuttosto lungo (127 minuti).
Commento al film.
Liberty Heigh è "quasi" un'autobiografia del regista e sceneggiatore Barry Levinson.
L'argomento è una pagina non molto conosciuta dell'America di provincia degli anni '50. I razzismi e i pregiudizi di tutti contro tutti sono ancora solidissime barriere tra le popolazioni. Neri contro bianchi, non ebrei contro ebrei e ebrei contro tutti. Ma anche classe elevata contro middle class e ceti popolari contro gli altre due.
A ben vedere, sebbene attenuate, queste divisioni sono in vario modo presenti anche ora, e non solo negli USA, ma presentate in modo così evidente e senza remore come si fa nel film, colpiscono ancora.
Nonostante la lunghezza, il film si vede dall'inizio alla fine sia per l'interessante argomento che per la qualità di dialoghi, recitazione e ricostruzione degli ambienti, molto accurati.
Anche la colonna sonora, comprendente brani di blues, rhythm and blues e delle canzonette di quegli anni (dove Sinatra è un idolo) è interessante. Quella specificatamente composta per questo film, un pochino melensa all'inizio, migliora molto nella parte finale, tanto da diventare simili a certe composizioni di Ennio Morricone... ed in effetti, nei titoli di coda, si scopre che sì sono di Morricone, ma non Ennio, ma Andrea, il figlio, che, evidentemente, ha acquisito (troppo?) le lezioni del padre.
