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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Lezione Ventuno (Alessandro Baricco, 2009)

petardo

 

Alessandro Baricco è una delle pochissime persone che dotate della capacità di far diventare interessante, anzi straordinaria, qualunque cosa raccontino: e per di più non è uomo da rifiutare le sfide più impegnative, anzi, se penso alle sue prime apparizioni televisive in cui raccontava storie d’opera lirica (chi altro lo farebbe oggi?), o a quando, su RAI Tre, raccontava grandi libri con eleganza e maestria tali da convincermi a leggerli.

Fin troppo, se considero che qualche volta libri che raccontati da lui sembravano strepitosi, alla lettura mi sono parsi pesantissimi..

Scrittore, musicologo, uomo di teatro, articolista, fondatore di una prestigiosa scuola di scrittura a Torino (la “Holden”): cosa gli mancava? Una prova di regia cinematografica, e per giunta su un tema tutt’altro che “di cassetta” di questi tempi..
la Nona Sinfonia di Beethoven.

Quella che si può definire “un’impresa da far tremare i polsi”.. perché, certamente nell’ambiente dei musicisti di questi argomenti si discuterà, ma in un film..

Un po’ una cosa dell’altro mondo.

Qui non si racconta la genesi dell’opera, né si ricostruisce la vita di Beethoven o roba del genere: qui si discute, ma quasi tra le righe, del valore “profondo” della Nona, del suo significato rispetto alla data di pubblicazione e nel contesto della musica contemporanea del suo tempo..

Sorprende perché non è affatto un film noioso nè saccente.

E’ un film magico in cui parlano cicisbei col viso imbiancato e il parrucchino, e ricostruiscono un “dietro le quinte” dell’epoca, in cui personaggi da fiaba nordica organizzano nei minimi particolari la morte di un violinista (che collabora all’organizzazione!) e che verrà trovato morto sul ghiaccio, le dita strette intorno al suo violino; un film in cui, ai tempi nostri, un professore americano tiene la sua famosa lezione, la lezione 21, sulla Nona di Beethoven e poi si ritira a vivere in mezzo ai barboni, quasi senza un perché.

In cui ci si permette di affermare tra le righe che in realtà la tanto acclamata Nona di Beethoven non è esattamente un capolavoro, o meglio forse lo sarebbe stata se fosse uscita dieci anni prima, ma alla data di uscita era, ahimè, un’opera “vecchia”, superata nel gusto del pubblico dallo scintillio delle arie di Rossini.

Un film in qualche modo magico, ambientato in un paesaggio solitario e innevato da una parte, in un degradato quartiere di New York dall’altra, con contaminazioni e stacchi bruschi da un ambiente all’altro come il Baricco scrittore ci ha mostrato nei suoi ultimi libri.

Senza paura di osare.

Baricco è un musicologo, certe opinioni se le può permettere. Io un po’ meno, naturalmente, e non mi sogno nemmeno di prendere posizione sulla Nona di Beethoven.

Esco da questo film come al risveglio da uno strano sogno, con gli occhi pieni di immagini fiabesche e assurde, di discussioni che assomigliano a quella sul sesso degli angeli, col confuso rimpianto di una perduta e accennata bellezza.

Non riesco a definire questo film, non so dire se è bello o se è brutto, non so se ho capito il messaggio che intendeva trasmettere, non so se si fosse veramente “un” messaggio.

Un po’ come la sensazione che si prova alla fine di un concerto, la bellezza che evapora lascia storditi e non è raccontabile..

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