Le Donne del Sesto Piano (Philippe Le Guay, 2010)
Jean-Louis Joubert appare un ometto mite, buono. E' titolare di un'azienda d’intermediazione finanziaria fondata dal nonno ma non è uno squalo da speculazioni rischiose, come quelli dei giorni nostri. Siamo infatti negli anni '60, a Parigi, e Jean-Louis ha un unico punto su cui non transige: la cottura dell'uovo alla coque, che deve essere perfetta.
La cottura dell'uovo è l'elemento scatenante il licenziamento (o più probabilmente l'abbandono) dell’anziana colf bretone, che è in rotta soprattutto con la moglie di Jean-Louis: l'algida Suzanne, molto indaffarata tra parrucchiere, partite a bridge e tè con le amiche.
La nuova colf sarà cercata nella comunità di donne spagnole, numerosa, allora, a Parigi. Queste donne in Francia scappavano, oltre che dalla miseria, anche dal franchismo. Così entra in scena Maria, una giovane donna piuttosto piacevole, dotata di buone capacità e anche un certo carattere.
Questa donna, assieme ad altre compagne, vive al sesto piano del palazzo di dove abita Jean-Louis, un sottotetto angusto e piuttosto fatiscente.
Jean-Louis viene a conoscenza della buffa combriccola di donne che vivono sopra la sua testa (anche perché' piuttosto attratto dalla bella Maria), e scopre un mondo colorato e vivace. Questa varia umanità contrasta con il grigio, monotono tran-tran della sua abbastanza agiata vita. Finirà a vivere proprio in una stanzetta di quel sottotetto, in parte perché', sotto sotto, lo desiderava e in parte perché' cacciato dalla moglie, che lo accusava di avere una relazione con una cliente, famosa "mangiatrice di uomini".
Maria, però, ha un segreto...
"Le donne del sesto piano" sono un gradevolissimo, intelligente film sulla Francia degli anni '60 e sull'immigrazione dell'epoca, non molto diversa da quella odierna sebbene i paesi di origine siano cambiati.
Divertente, ironico, ben girato, persino un po' romantico e ottimamente recitato, è un altro piccolo gioiello della sorprendente cinematografia francese di questi anni, che unisce gradevolezza e leggerezza anche trattando temi seri, senza mai cadere nel banale o nel volgare.
