La sottile linea rossa - (Terrence Malick, 1998)
1942, seconda guerra mondiale, Guadalcanal (isole Salomone situate a circa 2000 km a nord-ovest dell'Australia). Per le ragioni che a me sfuggono ma certamente non sfuggono agli storici e agli appassionati di strategie militari, una certa collina dell'isola, occupata da giapponesi molto ben nascosti, doveva essere per forza (e qui il nome "forza" è adattissimo) conquistata dagli americani.
Il film inizia con le scene piuttosto bucoliche di un villaggio indigeno dove la vita scorre felice, e dove sembra rifugiarsi un soldato (Witt) o almeno passare gran parte del suo tempo (tentativo di diserzione? La cosa, se è così, non è chiara). Tra gradevoli mamme di colore che accudiscono riccioluti bambini (biondi!?) e suggestivi canti e danze della popolazione, il film prosegue per più di mezz'ora senza un colpo di arma da fuoco. Solo belle musiche e belle immagini sottolineate dai pensieri dei protagonisti, prodotte da voci fuori campo sempre presenti lungo tutto il film.
Pensieri spesso di carattere filosofico sull'insensatezza della guerra, sulla condizione del soldato, sulla vita e sulla morte.
Poi inizia l'inferno. Bombardamenti della collina per stanare i giapponesi (incredibilmente infruttuosi) succeduti da attacchi delle forze d'assalto dove combattono i protagonisti. Vera carne da macello che il superduro colonnello Gordon Tall vuole sfruttare per ottenere la vittoria a tutti i costi, anche se fosse solo per prestigio personale.
Il colonnello è messo parzialmente in crisi da un rifiuto ad obbedire da parte di un suo sottoposto (il capitano Staros), lui sì in prima linea che invece tiene (troppo?) alla vita dei soldati che comanda, ma gliela farà pagare.
C’è Bell, con la moglie lontana che si vede in numerosi flash-back, e che gli giocherà uno scherzo non certamente gradevole.
Il film, del 1998, diretto dal regista-filosofo Terrence Malick non è privo di un notevole fascino, che però un po' per la lunghezza (quasi tre ore) e un po' per la ripetitività di alcune scene e di alcuni concetti si diluisce troppo e finisce spesso per stancare. Forse in questo gioca anche una certa pretenziosità del tutto, anche se certamente, visto l'argomento, essere leggeri sarebbe stati difficile se non fuori luogo.
Nel film ci sono molti attori famosi, come Nick Nolte, ottimo nella parte del cattivissimo colonnello Gordon e Sean Penn. Più strana la partecipazione di John Travolta e George Clooney, confinati a figure che sono poco più che camei.
In realtà pare che il film originale sceneggiato da Terrence Malick, liberamente tratto dall'omonimo romanzo di James Jones, di ore ne durasse ben 6, e magari lì c'era una maggiore presenza degli attori citati.
Insomma, l'idea era buona, il film abbastanza originale ma la fruizione dello stesso, soprattutto a causa della lunghezza e della lentezza di certe scene, difficoltosa.
La sottile linea rossa ha ottenuto l'Orso d'Oro al festival di Berlino del 1999. E' anche stato candidato a sette oscar, ma invano.
