La Prima Linea ( Renato De Maria, 2009)
Film storico, di Renato De Maria, che racconta una parte della storia del terrorismo italiano degli anni 70-80, focalizzandosi sulle vicende legate a Prima Linea e ai suoi due esponenti di spicco Sergio Segio (interpretato da Riccardo Scamarcio) e Susanna Ronconi (Giovanna Mezzogiorno).
La vicenda e` presentata retrospettivamente, a flash-back, come una riflessione critica di Sergio che dopo l’arresto rivive i momenti piu` intensi e drammatici della storia del gruppo, inserendoli anche nel contesto storico dell’ Italia di allora: vengono presentati anche filmati originali, quelli successivi alla bomba di Piazza Fontana, alla strage dell’ Italicus e la ripresa dei funerali, a Milano, del giudice Alessandrini, ucciso proprio da Segio insieme a Marco Donat Cattin.
L’evoluzione del movimento dalla protesta alla banda armata si mescola alla storia d’amore tra Susanna e Sergio e al contesto socio-famigliare di Sergio, padre operaio e madre casalinga, appartamentino in un palazzone di quella Sesto San Giovanni operaia (adesso quasi completamente scomparsa) che negli anni ’70 era soprannominata Stalingrado.
Mescolanza di privato e di “lotta armata”, i genitori di Sergio che capiscono, anche se forse non fino in fondo, non approvano ma non sanno fermarlo; un vecchio amico di protesta e manifestazioni che, anche lui non condivide ma non riesce a convincerlo.
Susanna sembra la piu` dura, la piu` determinata: ma anche a lei la clandestinita` pesa, capisce il senso di abbandono della madre che deve accontentarsi di una telefonata di pochi secondi, fatta da una cabina; ma questi ragazzi avevano un tragico, sbagliato, fuorviante senso del dovere verso quella che credevano la loro missione, il loro ideale di rivoluzione.
E` un argomento spinoso e difficile da affrontare: la crudelta` dei terroristi contrasta con le loro sostanzialmente “buone” intenzioni di ricreare una societa` piu` giusta, ma il metodo con cui pensavano di raggiungerla li condanna, l’omicidio del giudice Alessandrini, ucciso dopo che aveva accompagnato il figlio piccolo a scuola, e` la goccia che fa traboccare il vaso e recide definitivamente qualsiasi possibilita` di contatto tra il terrorismo e un’opinione pubblica sempre piu` terrorizzata e impossibilitata a condividere le loro intenzioni.
Con il procedere della storia crescono i dubbi e i sensi di colpa, qualcuno, arrestato, parla, non possono arginare il fenomeno del pentitismo, sanno bene che molti di loro non erano preparati a finire in un gorgo di violenza e uccisioni a sangue freddo, sia pure in nome di un’ideologia, che finisce per sembrare sempre piu` irreale e illusoria, lontanissima dalla realta`.
L’evasione di Susanna e altre terroriste dal carcere di Rovigo, organizzata da Sergio con i militanti rimasti, nella quale muore per sbaglio un passante, aggiunge rimorsi e sensi di colpa a terroristi che ormai si sapevano sconfitti. “Abbiamo perso” dice Sergio a un certo punto, ed e` vero.
Sergio Segio e Susanna Ronconi, dopo l’arresto “dissociati”dalla lotta armata, hanno trascorso molti anni in carcere (una ventina) e poi hanno beneficiato delle riduzioni di pena previste dalla legge: usciti dal carcere (dopo avervi passato praticamente la loro giovinezza: Sergio al momento dell’arresto aveva 27 anni. Lo dico, perche` mentre vedevo il film non credevo possibile che tutto fosse successo in uno spazio di vita cosi` breve, e anche per una riflessione sul senso che puo` avere, buttare via in questo modo tutta la propria giovinezza..) e ora lavorano nel “sociale” in particolare nella lotta alla droga collaborando con enti come il Gruppo Abele.
