La Giusta Distanza (Carlo Mazzacurati, 2007) - Recensione
L'opera di Mazzacurati (del quale ricordo "Notte italiana", "Il toro", "Vesna va veloce") e' un film bellissimo.
Poiche' e' un "giallo" o, piu' propriamente, cambinado colore, un "noir", non diro' granche' della trama, per non rovinarne l'eventuale visione (consigliata, consigliatissima).Per certi aspetti, ricorda "La ragazza del lago" di Molaioli.
Siamo nell'estremo nordest dell'Italia, a Concadalbero, in un paesucolo vicino al delta del po.Atmosfere un po' nebbiose, silenziose e rarefatte in questo piatto territorio.
La vecchia maestra del paese non ci sta piu' con la testa, per cui viene sostituita dalla bella Mara (una brava Valentina Lodovini).Il suo arrivo in paese e' vissuto da tutti "in diretta". Appostati ai lati di una delle poche strade che lo attraversano, intenti ai loro lavori o ai loro ozi, guardano passare la bella maestra che si porta dietro una caracollante valigia con rotelle.
Lei sembra coscente della sua piacevolezza e questa passerella non la disturba.In paese vivono in modo, parrebbe, piuttosto ben integrato a personaggi assai "vernacolari", alcuni extracomunitari.
In particolare il meccanico tunisino.La ragazza piace a molti, in paese, compreso un ragazzino diciannovenne con velleita' giornalistiche (e assai poco discreto), il meccanico tunisino Hassan, il tabaccaio-trafficone sposato con una rumena "che ha visto sul catalogo" e il bel conducente dell'autobus.
Sessualmente piuttosto intraprendente, la bella maestrina "si fa" , il tunisino, anche se l'ha visto precedentemente appostarsi davanti a casa sua per spiarla (non si sa bene perche', lei non usa ne' tende ne' tapparelle...)."La giusta distanza" è quella che un giornalista dovrebbe saper tenere tra sé e la notizia: non troppo lontano da sembrare indifferente, ma nemmeno troppo vicino, perchè l’emozione, a volte, può abbagliare".
Questo e' il consiglio che il direttore di un giornale locale (Fabrizio Bentivoglio) fa all'aspirante giornalista.
La storia del film, poi, prendera' una certa piega, della quale non daro' dettagli.
Nella realta' ci sono state situazioni simili a queste cosi' come situazioni opposte.Il tarlo di cui parlo nel titolo che mi ha fatto risvegliare questo film e' il tarlo del pregiudizio e del razzismo.
Con un una certa vergogna mi sono scoperto provare un po' di fastidio quando la nostra bella maestrina si e' concessa "allo straniero", e questo nonostante, coscentemente, non mi ritenga razzista, ne' vorrei avere pregiudizi nei confronti degli immigrati, ma questo tarlo che si vorrebbe far sparire per poter pensare senza limitazioni, spesso, torna in azione. Anche in questo, occorrerebbe tenere "la giusta distanza"...Tornando al film, ho apprezzato molto la naturalezza degli attori, tutti molto bravi, e credo che il modo di dirigere del regista abbia favorito questo aspetto.
Musiche estremamente suggestive.
