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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

L'industriale (Giuliano Montaldo, 2012)

petardo

 

Nicola Ranieri ha una “fabbrichetta” a Torino, eredità di suo padre, con parecchi problemi finanziari: la crisi ha colpito anche nel settore dove si è riconvertita per seguire il mercato (pannelli solari) e qualche buona idea stenta a sfondare. I suoi dipendenti, con i quali ha avuto fino ad allora un buon rapporto, cominciano a essere preoccupati per il futuro.

Ha un rapporto un po’ in crisi con una bella, ricca e pure brava moglie (Laura) e una suocera viticultrice ancor più ricca ma un po’ meno buonina (d’altronde è una suocera…) che lo biasima spesso per la sua incapacità (vera o presunta).

Il primo obiettivo è trovare dei finanziamenti per andare avanti con l’azienda e riuscire a pagare i dipendenti. Moglie e suocera sarebbero disposti ad aiutarlo ma lui, cocciuto e un po’ scioccamente orgoglioso, rifiuta.

Rifiuta anche la banca (di finanziarlo) per carenza di garanzie. Come si sa, le banche, soprattutto oggi, finanziano solo chi non ne ha bisogno.

Punta anche su un gruppo tedesco che potrebbe acquistare una parte dell’azienda, ma le trattative sono complesse, e lui vorrebbe fare un affarone, forse troppo vantaggioso.

La moglie ha come amico un musicista proveniente dai paesi dell’est che sbarca il lunario lavorando in un garage. Nicola pensa che la tradisca con lui.

Questi sono gli ingredienti di un bel film del regista di “Sacco e Vanzetti” e del Marco Polo televisivo, l’ottantatreenne Giuliano Montalto, che inizia come piccolo affresco della situazione sociale in Italia per poi prendere aspetti di giallo e di dramma noir.

Il nero e il grigio sono i colori principali delle spettacolari riprese di una affascinante Torino, bella e spesso deserta, quasi in bianco e nero.

Pierfrancesco Favino, con gli anni, sta diventando un attore sempre più maturo e bravo. Qui l’interpretazione dell’industriale alle prese con la crisi economica e con il fantasma di un padre che è visto da tutti come migliore di lui è davvero eccezionale. Buona anche l’interpretazione (contenuta) della moglie, Carolina Crescentini.

Notevoli le musiche di Andrea Morricone (figlio di Ennio) che ricordano (lontanamente) per certi aspetti quelle del più famoso padre.

 

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