Into the Wild (Sean Penn, 2007)
Una storia che sembra inventata apposta per dare ragione alle nostre mamme/nonne, quelle che ci dicevano di non andare a cacciarci nei guai..
La storia di un post-hippy affamato di liberta` e di una specie di misterioso contatto con l’assoluto, con la natura e con se stesso.Un personaggio folle e terribilmente simile a un asceta, un San Giovanni del deserto dei nostri tempi.
Un uomo che poteva diventare un nuovo Buddha e invece muore avvelenandosi per sbaglio, solo un attimo prima di morire di fame, in una situazione senza uscita in cui si e` cacciato per sua libera e cocciutissima scelta.Il solito atto d’accusa contro uno sfacelo famigliare indicato, non esplicitamente, come causa di tutta questa “stranezza”.
Una fotografia spettacolare e magnifica.Un film poetico e inafferrabile, impossibile non arrabbiarsi per il finale, ma impossibile immaginare una fine diversa per questa storia (vera).
Consigliato a chi ha avuto dei sogni, e ancora se ne ricorda.Da vedere coi figli, nella speranza che imparino a non esagerare nel rischio, pur con la certezza che fara` venire loro la voglia di rischiare almeno un pochino..
Una grandissima colonna sonora da attacco di nostalgia, un po' ruvida ma dolce ed emozionante, un '68 rivissuto 30 anni dopo che stupisce un pochino perche` sembra ancora "vivo".Un film bellissimo, una storia insensata di cui si cercano ancora spiegazioni dentro di se` dopo qualche giorno.
