Il passato è una terra straniera (Gianrico Carofiglio, 2004)
Confesso, il primo motivo per cui ho considerato questo libro e` per il titolo, musicale e intrigante al tempo stesso.
Poi ho letto il risvolto di copertina e mi ha interessato, per cui l’ho comprato e l’ho letto. Pensavo perfino di farlo leggere a mio figlio ragazzino, un po’ per monito. Ma dopo la lettura ho deciso di rimandare a quando sara` un po’ piu` grande e un po’ piu` certo delle sue scelte. Ne spieghero` il motivo piu` in la`.
Giorgio e` un giovane normalissimo, alle soglie della laurea in giurisprudenza, ha una sorella che non vive piu` in famiglia (per una ragione precisa e scomoda che si scopre in seguito), una fidanzata, vive con i suoi genitori un una citta` del Sud.
Incontra per caso Francesco, un altro ragazzo dall’apparenza normale, bello, disinvolto e ricco con cui fa amicizia. Ma questo Francesco che sembra cosi` “per bene” e` la perfetta incarnazione del concetto di “cattiva compagnia”: si comincia con l’introduzione nel mondo del gioco d’azzardo, dove Giorgio, con l’aiuto di Francesco, impara a barare, e si continua in un crescendo inarrestabile che passa per l’abbandono dell’universita`, l’allontanamento dai genitori e dalla fidanzata, lo spaccio di droga, e via via peggiorando, mentre i soldi a disposizione aumentano a dismisura, niente sembra illecito, tutto sembra fattibile. Ma non e` vero. E Giorgio sperimenta uno svuotamento crescente di cui si accorge e che si manifesta come un disagio.
Non vi raccontero` il resto, diro` solo che Giorgio uscira` da questa specie di incubo; ma la ripresa della vita “normale” sara` faticosa e disincantata, perche` niente e` piu` come prima. Giorgio e` ancora giovane, ma e` come se fosse invecchiato di colpo.
Per questo romanzo noir Gianrico Carofiglio ha ricevuto il premio Bancarella nel 2005, e ne e` stato tratto anche un film.
E` scritto bene e si legge velocemente, soprattutto quando si comincia a essere presi dal vortice del racconto che accelera insieme alla progressione negativa di Giorgio; colpisce il modo in cui Francesco “addestra” Giorgio, prima lo fa giocare a carte, e sembra innocuo, poi Giorgio si trova a vincere, e sembra che sia stato solo fortunato, poi Francesco gli insegna i trucchi, ma sembra solo per gioco, e poi iniziano a spennare i poveri cristi che dissipano tutti i loro risparmi al poker in squallide sale clandestine. E cosi` con tutto il resto, con Francesco che palesa un crescente e inquietante disprezzo per le persone indifese e semplici che lo circondano, nasconde una insanabile fragilita` interiore e sfoga su di loro un suo contorto desiderio di vendetta.
La prima parte del libro sembra effettivamente una storia esemplare, la cui morale potrebbe essere la frase “diffida delle cattive compagnie” che mi dicevano sempre i miei genitori.
Verso la meta` del libro, il messaggio distorto di Francesco potrebbe sembrare “vincente” agli occhi di un ragazzino: sembra che tutto sia accettabile, sembra che gli vada sempre bene, sembra che basti essere “furbi”; e` questo aspetto che mi ha indotto ad aspettare qualche anno per consigliare il libro a mio figlio..
Ma certamente se si legge il romanzo fino alla fine non si puo` avere dubbi sul messaggio: i crimini sono crimini, il rispetto per le persone e` un valore, la trasgressione puo` essere un vortice, Francesco e` definitivamente un criminale, e anche uno psicopatico. Tutto torna al suo posto.
Insomma, mi e` piaciuto e lo consiglio, ma non ho potuto omettere il racconto del mio coinvolgimento emotivo di genitore...
