Il Papà di Giovanna (Pupi Avati, 2008)
Se una ragazza diciassettenne ha come padre il simpatico ma bruttacchiotto Silvio Orlando e come madre la bellissima e algida Francesca Neri non puo' che sperare di prendere come eredita' cromosomica la di lui simpatia e la di lei bellezza.Se succede il contrario le cose si complicano un po', ed in effetti la ragazza protagonista dl film "il papa' di Giovanna" ha qualche problema di relazione con gli altri anche per il suo aspetto non entusiasmante.
Ma non solo.
Il "buon" padre, deluso da una vita che non gli ha portato grandi fortune (e' professore di Arte nel liceo dove studia anche la figlia), e forse in colpa per la sua parte cromosomica che traspare dalla figlia, tende ad iperproteggerla, provocando DANNI, mentre la madre e' particolrmente assente.
Non sono uno psicologo ne' un pedagogo, ma la mia (scarsa) esperienza prima di figlio e poi di genitore mi porta a pensare che, dai 16 anni in su, e' anche il figlio che deve educare il genitore, ribellandosi alla troppa protezione.
Giovanna, la figlia bruttacchiotta di cui sopra, non ne ha la forza, e la sua mente forse gia' fragile elabora convinzioni sbagliate, in parte suggerite dal padre, che la porteranno al peggio.
Accuratamente ambientato a cavallo della seconda guerra mondiale, il film e' giocato su tonalita' intermedie tra il bianco-nero e il colore sia per quanto riguarda la fotografia che per la recitazione che, come spesso nei film di Avati, e' poco teatrale, ma molto "naturale".
Bravissimo Silvio Orlando, Alba Rohrwacher, che interpreta la figlia, e Francesca Neri.
Un inedito Ezio Greggio "drammatico" non sfigura.
