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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Il Divo (Paolo Sorrentino, 2008)

petardo

 

"Il divo" è Giulio Andreotti.

Si sa’, si sa’.

Il film fa nomi e cognomi: naviga disinvoltamente negli eventi di 40 anni della storia della repubblica, come nei meandri delle correnti democristiane, ripesca nomi che abbiamo dimenticato associandoli a facce, tic e soprannomi ("lo squalo" ecc. ecc.) che forse nemmeno conoscevamo.

Mette a nudo con sicurezza e neanche un briciolo di indulgenza una classe politica sostanzialmente mediocre e caciarona, succube del capo, disposta a qualunque compromesso pur di esserci, di partecipare a quel potere che però resta saldamente ed esclusivamente in mano al divo, che come un vero burattinaio sa muovere i fili e prevedere le mosse dei vari burattini.

Si ripercorrono eventi noti e meno noti, l'omicidio Pecorelli, il rapimento Moro, il banchiere Calvi, Sindona, la P2, la mafia, i giudici Falcone e Borsellino, il generale Dalla Chiesa.

Il divo è interpretato da uno straordinario Toni Servillo la cui immagine finisce letteralmente per sovrapporsi a quella dell'Andreotti vero, per cui alla fine stentiamo perfino a ricordarne le esatte fattezze, a cogliere le inevitabili differenze, tanto perfetto è il suo calarsi sia nei tic fisici che nell'anima, nel lato oscuro del personaggio.

Al divo Andreotti viene data una caratura enigmatica, di grande freddezza, che sembra quasi voler svelare dietro il personaggio arguto e spiritoso la realtà di un vuoto totale, di un pensiero annullato dalla brama di potere, valore in sè, fine a se stesso che sembra distruggere qualunque altro pensiero.

Emblematica la passeggiata verso la chiesa, il cui passo lentissimo contrasta con la presenza dinamica degli uomini della scorta che si guardano attorno a mitra spianato, paradigma di un potere lontano e incomprensibile ma indiscusso e ciecamente assecondato.

La sceneggiatura, gli ambienti scuri e geometrici, alcune inquadrature inusuali contribuiscono a trasmettere questo senso di freddezza, di estraneità. Molto interessante la colonna sonora.

E' un film che si guarda fino alla fine per desiderio di capire, ma dal quale si esce attoniti e quasi più confusi di prima.

Resta un senso di incomprensibile malvagità.

E' un atto di accusa così aperto e diretto da non essere neanche stato ostacolato, a causa, forse, della stessa enormità della denuncia in esso contenuta. Nella nostra storia abbiamo assistito a querele e azioni giudiziarie per molto meno: in questo caso l'arma usata per disinnescare il film è stata l'ignorarlo, come a voler sottintendere che non ci si impegna neppure a smentire perchè il film si smentisce da sè.
Ma, per chi crede che tutto ciò che è mostrato dal film corrisponda alla realtà, trasmette un' enorme sensazione di impotenza, di inutilità assoluta e mancanza di valore agli occhi di chi detiene il potere.

A me, dalla fine di questo film, ronzano nelle orecchie due domande.

La prima e’ "perchè?".

La seconda e’: siamo sicuri che i vizi di allora non siano presenti piu’ o meno tali e quali anche adesso?....

Magari con un altro DIVO?

 

Il Divo (Paolo Sorrentino, 2008)
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