Il cammino per Santiago - (Emilio Estevez, 2010)
Film di Emilio Estevez del 2010.
Thomas, oftalmologo americano, riceve improvvisamente la notizia che suo figlio quarantenne, partito da solo per percorrere il Cammino che porta a Santiago di Compostela, e` morto in seguito a una tormenta proprio all’inizio del percorso, sui Pirenei.
La notizia ovviamente lo sconvolge; con il figlio aveva un rapporto dialettico e non sempre “armonico”, e forse proprio per un estremo tentativo di capirne le scelte con cui in passato era stato molto critico, decide di percorrere l’ intero Cammino di 800Km, portando con se` le ceneri del figlio in una scatoletta metallica e spargendole nei posti piu` significativi del percorso.
Il film entra cosi` nel pittoresco mondo del Cammino di Santiago, frequentato da persone diversissime tra loro, che lo percorrono per motivi estremamente vari e spesso non religiosi.
Thomas non e` giovanissimo, ma discretamente allenato; e` addolorato dalla perdita e probabilmente anche un po’ burbero di carattere, percio` non familiarizza molto con gli altri, ma spesso sono gli altri a familiarizzare con lui; tre in particolare, due uomini e una donna, praticamente lo forzano a condividere il Cammino con loro.
Nasce cosi` una specie di amicizia tra persone che hanno motivazioni e stili di vita decisamente divergenti, ma un fine comune. Alla fine Thomas riuscira`, oltrepassando Santiago, ad arrivare all’ oceano e a rovesciarvi l’ultima parte delle ceneri del figlio, trovando in questo gesto una specie di consolazione.
Come si puo` constatare la trama e` ridotta al minimo, e anche il modo di raccontarla e` estremamente scarno e sobrio; il film si svolge completamente nella descrizione del cammino e di personaggi vari e strani che si possono incontrare: un’ umanita` variegata e pittoresca, composta non solo dai pellegrini, ma anche dai locali. Credo che il cammino di Santiago sia molto significativo da percorrere; la sua descrizione filmica mi pare meno interessante, i paesaggi si susseguono un po’ come in un documentario, nell’insieme il film appare “lungo” come lungo in effetti e` il cammino.
Il personaggio di Thomas non e` simpatico ne` mostra particolari doti di umanita`, anche la sua sofferenza e` intuibile ma inespressa; alcuni personaggi di contorno paiono interessanti, ma le loro storie vengono poco approfondite.
Alla fine e` chiaro che il Cammino ha esercitato su Thomas l’effetto che probabilmente e` quello che chiunque lo percorra vorrebbe ottenere: trovare la parte piu` profonda di se`, attraverso l’esperienza della fatica e della condivisione. In piu`, Thomas ci trova la forza per elaborare il lutto che lo ha colpito.
Ma nonostante le buone intenzioni e l’indubbio fascino del Cammino, il film e` noiosetto con sprazzi di intensita`. E` un film “a tema” e si vede un po’ troppo. Immagini molto belle, e ottima prova di Martin Sheen (il padre del regista) che interpreta la difficile parte di Thomas.
