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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Il Cacciatore Di Aquiloni (Marc Forster, 2007)

petardo

 

Il cacciatore di aquiloni

E' perfino un luogo comune che il film tratto da un libro sembri sempre, a chi ha già letto il libro, un po' più banale e scialbo.

Così è con un po' di imbarazzo che esprimo lo stesso concetto per questo film: preferirei scrivere che "contrariamente alle aspettative..".

Detto tra noi, "Il cacciatore di aquiloni" è, di per sè, una storia sentimentale con particolari al limite dell'incredibile: affronta con un certo coraggio temi universali come il successo, l'amicizia, la mancanza della madre, e poi procede in un crescendo, l'invasione, la guerra, l'esilio, la povertà, il riscatto, il ritorno, la lotta contro il male, la sfortuna, e infine il "tutto è bene quel che finisce bene".

Le circostanze si concatenano nel modo più inverosimile, sembra che milioni di persone si ritrovino tutte allo stesso bar alla stessa ora, che veramente una farfalla batta le ali a Kabul e come conseguenza si scateni un tornado a Los Angeles.

Una storia descritta attraverso cerchi che si aprono e si richiudono su se stessi ricoperta di sofferenza, buoni sentimenti e luoghi comuni per farci dimenticare la sua inverosimiglianza.

Ma almeno, il libro ha il respiro più ampio della riflessione, di una certa coralità attraverso la quale la storia degli individui si rivela come storia di una generazione, come storia di un intero popolo.

Il film azzera tutta questa partecipazione sentimentale.

Il padre, fascinoso ed elegante uomo di cultura, diventa una specie di freddo damerino con abbigliamento demodè e smanie automobilistiche da sedicenne.

L'amico fraterno è in realtà davvero una specie di servetto, e quindi immediatamente il protagonista risulta antipatico, dato che il servilismo del suo "amico" è esageratamente evidente e lui non sembra curarsene.

La repressione delle donne, la lapidazione dell'adultera, l'atteggiamento della folla allo stadio vengono proposte senza interpretazione alcuna, come un documentario.

I talebani sono gente barbuta che gira armata, e ce n'è uno a cui piacciono troppo i bambini.

Punto.

Tutto freddo freddo freddo.

La morale che si evince dal film è che "è meglio andare in America a fare lo scrittore che restare a Kabul a gestire un orfanatrofio", e in seconda battuta "regalate a vostro figlio una fionda e insegnategli a usarla".

In definitiva, un film che lascia un po' troppo poco.

Il libro, invece, qualche emozione, il ricordo e il rimpianto di come fosse bella Kabul prima del cataclisma, ad esempio, ve la da.

Certo non potrete liberarvi dal sapore dolciastro del "lieto fine" in mezzo alle macerie, e ancora una volta della visione dell'America che risolve tutto..... a patto di avere il prezzo del biglietto.

Buona visione?

 

 

Il Cacciatore Di Aquiloni (Marc Forster, 2007)
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