Il bambino con il pigiama a righe (Mark Herman, 2008)
Si tratta di quella che definirei "un'opera a tesi", dove per raccontare un'idea decisamente interessante riferita a un contesto terribile (la shoah vista da due bambini che la vivono da angolazioni opposte), si piega tutta la storia fino a semplificare all'estremo i personaggi e incappare in circostanze inverosimili.
Provo a elencare con ordine.
Il padre "nazista in carriera" che festeggia la sua promozione con una festa anche troppo grandiosa in cui si suona musica americana (forse addirittura un BOOGIE) cantata in inglese (mancava solo che a cantare fosse un attore di colore!).
Il padre stesso, dall'espressivita` di un termosifone di granito.
La madre, bella e sensibile, ma un tantinello distratta: nonostante non abbia letteralmente un tubaccio da fare, perche` e` in una villa isolata, con domestica e aiutante ebreo prelevato dall'adiacente campo di sterminio, e per di piu` circondata da soldatacci-energumeni, non si accorge che il suo bambino di 8 anni le scappa regolarmente da casa attraverso una porticina per andare al campo a parlare col suo coetaneo recluso.
Sempre la madre, che al momento del trasloco si ricorda di tutte le valigie ma non del bambino.
La figlia, ragazzina modello insopportabilmente incline a farsi lavare il cervello.
La nonna, che accenna un contenuto dissenso nei confronti del nazismo e percio` viene fatta morire nel primo bombardamento che capita.
Il nonno, inespressiva comparsa i cui pensieri non conosceremo mai.
Il tenentino, bello, crudelissimo, e punito per il paterno rifiuto del nazismo (qui lo spettatore ha licenza di gioire almeno un attimo!).
La musica, inadatta e a tratti allegra, come se si raccontasse una storia leggera.
Finalmente, i bambini, loro anche bravi come attori.
Il piccolo ebreo, tenerissimo e perdente, evidentemente sconfitto fin dall'inizio (ma paffutello!! NON magro!! E, ebreo, disposto a mangiare un panino al prosciutto, se solo il suo amico distratto gliel'avesse portato! Ah, Disney..)
Il piccolo tedesco, simpatico, non stupido, da` anche lui la sua prova di vigliaccheria, e noi non sappiamo se possiamo perdonarlo, perche` e` vero che e` un bambino e ci e` simpatico, ma e` anche vero che la sua bugia ha gravi conseguenze, e che poteva cavarsela diversamente.
E poi quasi per farsi perdonare ne fa un'altra assurda, assurdissima: con un badile fa un buco ed ENTRA nel campo.
Questa e` grossissima: cani, torrette, sentinelle, nessuno vede prima i bambini che parlano da un lato all'altro del filo spinato, poi un bambino che scava ed entra.
Tutte addormentate le guardie? Tutti addormentati i prigionieri a non approfittarne?
E poi l'epilogo, subitaneo e tragico, che accomuna il figlio di Erode ai figli di Isacco.
E lo spettatore spiazzato, che non vuole piangere con il padre nazista, non sa se piangere con la madre distratta, vorrebbe piangere per il bambino tedesco e per quello ebreo ma soprattutto sa che dovrebbe piangere per tutti gli altri, quelli che i pigiami appesi fuori dalla camera a gas evocano come fantasmi.