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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Good (Vicente Amorim , 2008) con Viggo Mortensen

petardo

 

Bah. Forse ho visto troppi film sul nazismo negli ultimi tempi.

Questo, di Vicente Amorim, mi interessava perche` imposta la narrazione da un’angolazione diversa: in particolare, sembra cercare una spiegazione per la domanda delle domande, ovvero “come e` potuto succedere che i tedeschi “ariani” abbiano improvvisamente cominciato ad odiare i tedeschi ebrei, a colpevolizzarli, discriminarli e infine farsi coinvolgere nel genocidio?” .

Domanda che ,forse, e` la prima che, a posteriori, ci si pone, e che io mi pongo spesso; che mi sono posto, ad esempio, a proposito della guerra tra Serbia e Croazia: com’e` possibile che il tuo vicino di casa, quello che fino a ieri, se all’ora di cena scopriva di essere rimasto senza burro, veniva a chiedertene un pochino in prestito, oggi abbia imbracciato il fucile per spararti?

Non sono mai riuscito a dare una risposta razionale a questa domanda, a capire in profondita` che cosa scatti nella mente umana in situazioni come queste.

Ebbene, non ci sono riuscito neppure questa volta, nonostante la regia abbia fatto del suo meglio.

Anzitutto, il protagonista e` un intellettuale sacrificato: e` un realizzato docente universitario, ma ha una moglie assente e pazzerella, una madre affetta da demenza senile e due figli, ovvero ha tutto sulle sue spalle. E` quindi, una persona resa intrinsecamente fragile dalle circostanze, dal fatto che la sua e` una vita in perenne stato di affanno ed emergenza (quindi, una prima ipotesi: il nazismo proliferava sulle persone vulnerabili? Certamente. Ma non solo!).

La sua sofferente esperienza di figlio lo porta a scrivere un piccolo articolo che parla di eutanasia, che catalizza l’attenzione del Reich nei suoi confronti: gli viene commissionato un trattato e lo si coinvolge sempre piu` strettamente nell’ascesa del nazismo e nel conseguente delirio.

Lui e` un intellettuale, buono ma soprattutto remissivo, dal carattere deboluccio, forse a causa delle vicissitudini della sua vita; non e` capace di dire di no troppo a lungo, non sa essere abbastanza deciso quando lo dice, alla fine non lo dice piu` e si ritrova al braccio la fascia delle SS.

E sul piano piu` strettamente privato, non sa negarsi alla studentessa che lo vuol sedurre, finche` ne diventa dapprima l’amante e poi il compagno, dopo essersi separato dalla moglie.

Cosi`, un passo dopo l’altro, si trova sempre piu` coinvolto nei crimini del regime, in una condizione di non ritorno; e la sua sprovvedutezza lo porta a ignorare le paure e i bisogni del suo amico, uno psicologo ebreo, quando avrebbe potuto aiutarlo a mettersi in salvo, per poi tentare un salvataggio estremo che si rivela tardivo.

Il film ha un intento indubbiamente interessante, ma il personaggio su cui e` costruito e` troppo amorfo: Viggo Mortensen (noto come Aragorn nel Signore degli Anelli, ma che ho apprezzato di piu` in “La strada”, film di genere post-catastrofico molto interessante) e` un po’ monocorde nel descrivere il suo personaggio con una perenne tristezza nello sguardo e una vaga smorfia di sofferenza.

Il brillante docente universitario che fa carriera nel Reich sembra un opportunista, un mendicante che dice di no all’elemosina ma stende la mano, salvandosi davanti a se stesso con l’alibi della necessita` e ricavandone un immenso senso di colpa; ma infine, un personaggio scialbo, un “caso” troppo particolare per spiegarci i milioni di tedeschi “normali” che hanno imbracciato il nazismo.
Alla fine, le intenzioni di questo film andavano al di la` del risultato. Ci si stanca verso la meta`, quando si capisce che il protagonista non avra` il sussulto di orgoglio che vorremmo, e da allora in poi non succede veramente niente che non fosse prevedibile.

 

Good (Vicente Amorim , 2008) con Viggo Mortensen
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