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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Gli equilibristi - (Ivano di Matteo, 2012)

petardo

 

Giulio e Elena vivono a Roma, lavorano entrambi, hanno due figli.
Una famiglia come tante.


Ma Giulio ha tradito Elena, e lei non riesce a farsene una ragione, anche se la storia e` ormai finita, e lo butta fuori di casa.
 

Giulio ci resta male, ma pensa che se la cavera`, e in effetti ci prova; ma viene letteralmente travolto dalla situazione.
 

Pesanti e inarrestabili gli crollano addosso, oltre agli alimenti da versare alla moglie, il mutuo della casa, il costoso apparecchio per i denti del figlio piu` piccolo, la richiesta della figlia maggiore di un viaggetto a Barcellona e infinite altre difficolta`: con 1200 euro non riesce neppure a permettersi di affittare, in nero ovviamente, un monolocale, e gli resta ben poco anche per pagarsi una pensione e qualcosa da mangiare.
 

Il tutto in una situazione di totale indifferenza “esterna”: la moglie, forse non si accorge, o forse sta gustando la sua vendetta; le insegnanti lo assillano convocandolo continuamente, il loro disprezzo e` palpabile, tengono il figlio piccolo sotto osservazione perche` temono che risenta della separazione;  la proprietaria della pensione non tollera che si faccia da mangiare in camera, ne` accetta il minimo ritardo nei pagamenti.
 

Il culmine si raggiunge quando porta a un parco giochi il figlio e un amichetto e non si trova in tasca abbastanza soldi per pagare l’ennesima giostra, con conseguente figuraccia e telefonata di rimostranze a Elena da parte della (ignara, ma non per questo perdonabile) madre dell’amichetto.

 

Giulio e` chiuso in se stesso, non chiede aiuto a nessuno, vuole farcela da solo: cerca un secondo lavoro al mercato ortofrutticolo, per arrotondare, ma siccome il suo lavoro “principale” e` al comune di Roma, il boss dell’ortofrutticolo, suo ex amico, non si fida di lui, teme i controlli (perche`, ovviamente, lo fa lavorare in nero), e lo manda via.
 

Giulio non ha piu` soldi per nulla. Lascia la pensione e va a dormire in auto, in un posto non controllato dai vigili ma proprio per questo frequentato anche da violenti.
 

Ormai e` un barbone. Trova aiuto presso una mensa dei poveri dove gli danno almeno da mangiare, ma e` proprio all’ultimo stadio.
 

In contrasto con l’indifferenza della madre, la figlia Camilla, che gli e` molto affezionata, cerca ostinatamente di capire cosa stia succedendo, ma lui fa di tutto per nasconderle la realta`, finche` a lei non resta che pedinarlo per scoprire la verita`.
 

La tragedia e` a un soffio, ma alla fine sembra evitata.

 

 

Valerio Mastandrea e` eccezionale nella parte di Giulio, cocciuto nel suo tentativo di andare avanti da solo senza far trasparire il suo bisogno di aiuto, in un crescendo che lo porta quasi alla follia.
 

Rosabell Laurenti Sellers nella parte di Camilla e` bravissima e tratteggia un’adolescente contemporanea, piena di interessi ma sensibile nei confronti di suo padre e capace di accorgersi di quello che sta succedendo; cosa che invece non accade a Elena (Barbara Bobulova), algida e rigidissima nella sua vendetta, personaggio che passa dalla ragione al torto nel corso della vicenda, perche` non si sa quanto volontariamente, o almeno coscientemente, si trasforma in un’aguzzina per la quale e` impossibile provare simpatia o comprensione. E anche la bravura dell’attrice e` meno evidente, proprio perche` sembra un personaggio granitico, privo di sfumature.

 

Il film e` stato molto premiato e secondo me si e` meritato tutti i premi che ha ricevuto.

 

Ci sarebbero molte cose da dire, anche sul modo in cui sono regolate dalla legge le conseguenze della fine di un matrimonio ( “ il divorzio e` per i ricchi”, come recita un personaggio incontrato casualmente da Giulio nei pressi di un ufficio di assistenza); sembra che gli oneri economici di una separazione a volte siano valutati poco equamente, anche se ovviamente stiamo parlando di un film e non e` lecito generalizzare.

 

Lo stato d’animo che rimane dopo questo film e` una grande tristezza: viene presentato un sistema rigido, in cui non e` possibile affrontare delle difficolta` e riuscire a superarle, se qualcosa va male tutto e` finito, si puo` andare solo di male in peggio.
 

Il finale, che sembra suggerire una conclusione positiva al termine di una storia completamente sconfortante, sembra perfino inverosimile, anche se gli riconosco il merito di frenare l’angoscia che incombeva sullo spettatore.
 

Cio` non toglie che sia un gran bel film, che tenta di raccontare, attraverso una storia “piccola”, il periodo faticoso che l’Italia sta attraversando, di grandi difficolta` affrontate in malo modo, da ciascuno con la sua personale furbizia, senza solidarieta` ne` comprensione. Alla fine, il ricordo che rimane e` la solitudine di Giulio, la difficolta` di comunicazione tra tutti i soggetti in gioco, l’impossibilita` di aiutare quelli come lui.
 

Forse non e` una visione consigliabile a chi abbia problemi di depressione; ma e` consigliabile a tutti gli altri, nella speranza di coinvolgerli positivamente. 

 

 

Voto: 8.5/10

  

Gli equilibristi - (Ivano di Matteo, 2012)
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