Gli amici del Bar Margherita (Pupi Avati, 2009) con Diego Abatantuono e Neri Marcore' - Recensione
Pupi Avati e` sempre molto bravo nella ricostruzione storica del colore di un’epoca, attraverso il ritratto di un particolare ambiente nel quale l’intera società` in qualche modo si rispecchia.
In questo caso pero` la rievocazione non e` particolarmente originale, forse a causa del soggetto prescelto: si raccontano le storie e i personaggi che ruotano intorno a un bar di Bologna negli anni ’50.I clienti affezionati del bar con le loro rivalita` e le loro manie paiono pero` roba gia` vista, e il bar Margherita potrebbe essere uno degli episodi di Amarcord.
Luoghi comuni a palate: i soliti giovanotti (o ex-giovanotti) alla disperata ricerca di una ragazza; la sfida a biliardo tra bar rivali; lo stonato che sogna di diventare un famoso cantante; il viveur (Diego Abatantuono) che esibisce modi da grand’uomo e una nuova donna (prezzolata) ogni sera; il ragazzotto che si innamora di una che nemmeno lo vede, e dimentica di accudire il nonno; il nonno in questione che si fa abbindolare dalla giovane maestra di pianoforte; l’ingenuo (Neri Marcore`) che viene irretito dalla bruttina gia` fin troppo consumata; e via di questo passo tra tic e stranezze.Con sfondo di donne sempre “improponibili”: madri sfiorite che sgobbano e portano pazienza (Katia Ricciarelli), ragazze un po’ troppo furbette, che vengono smascherate, o un po’ troppo belle, percio` “condannate”, quasi biologicamente, a essere prostituta o maliarda; oppure colte e intelligenti, e come tali, davvero inaccessibili.
A completare il quadro, un episodio di piccola malavita assegnato all’unico personaggio “non indigeno” (Luigi Lo Cascio); scherzi cattivi, anche a fin di bene, con risultati abbastanza meschini; il pedante elenco delle ferree regole del bar, il cui mancato rispetto comporta l’esclusione dal gruppo.Insomma, pare che da questi bar fosse meglio girare alla larga, sia come frequentatori- uomini che come passanti-donne, perche` dietro alla parvenza di un’amicizia dai tratti goliardici si nascondevano rivalita` profonde, invidie, meschinità`, presuntuosa ignoranza.
Ben recitato e ben girato, con un cast di tutto rispetto, ma la storia e` squallidina e, soprattutto, gia` vista. Peccato.