Fronte del porto (Elia Kazan, 1954) con il mitico Marlon Brando
Lascio tastiera e mouse a mia moglie, brandista incallita nonche' amante di film che, per me, sono solo "vecchi", anche a causa di una mia... come dire... defaillance che ho avuto durante la visione...
Avevo un mito trentennale di questo film, visto da ragazzina (NON in prima visione, eh? Nel 1954 non ero ancora nata!) e mai piu` rivisto.
Cosi`, pur tra i brontolii del consorte, non mi sono lasciata sfuggire l’occasione di rivedere questo premiatissimo film di Elia Kazan, insignito di 8 Oscar, un Leone d’Argento e altro ancora.
Naturalmente, data l’epoca, si tratta di una pellicola in bianco e nero: ma ci si abitua (o ci si riabitua) subito, forse perche` e` un BEL bianco e nero, forse perche` e` tutta la storia a essere bianca e nera, senza mezzi toni, a parte il paesaggio di navi da carico, ciminiere, quartieri malconci per i quali le sfumature tutte affidate a vari toni di grigio sono quasi un atto di cortesia.
Bianca, biondissima e` lei (una bellissima di Hollywood, Eva Marie Saint), e nero, soprattutto all’inizio, e` lui, Marlon Brando, non piu` bellissimo come in Giovani Leoni (perche` nel frattempo si era rotto quel naso perfetto, ed era anche un pochino ingrassato), con occhiaie profonde e qualche inizio di ruga, ma forse proprio per questo piu` “umano” e incredibilmente espressivo, come sempre.
La storia e` spinosa: nel mondo degli scaricatori di porto (i “camalli” d’America) i rapporti tra manovalanza e datore di lavoro sono affidati a un sindacato corrotto e mafioso.
Terry (Brando) e` un giovane ex pugile, dalla carriera distrutta a causa della rinuncia a vincere il suo incontro piu` importante per non far perdere una scommessa al fratello; quest’ultimo fa parte della banda dei sindacalisti corrotti e, forse per rimorso, cerca sempre di dare lavoro, e lavoro comodo, a Terry, a patto, ovviamente, che Terry si presti a qualche “lavoretto”, non troppo pulito.
Cosi`, su richiesta del capo, Terry funge da esca per impartire una lezione a un collega ribelle, solo che non si tratta, come Terry credeva, di un pestaggio, ma di un omicidio.
L’evento scatena reazioni impreviste: Terry si sente in colpa, il parroco del porto ha un sussulto di coscienza e abbandona la sua passività, entra in scena la bellissima Edie, sorella dell’ucciso, e la situazione comincia a cambiare.
Ovviamente, motore della conversione di Terry e` l’amore ricambiato per Edie, ma non solo: Terry e` un giovanotto intristito dalla perdita dell’occasione della sua vita, ma non ha l’anima del delinquente.
Nel tempo libero si occupa amorevolmente di piccioni che alleva in una grossa gabbia sul tetto di casa; parecchie scene e dialoghi significativi si svolgono proprio sul tetto.
Dopo altre morti (tra cui quella del fratello) e un memorabile pestaggio che Terry subisce per mano della banda, proprio davanti a una nave da scaricare, i portuali riescono a liberarsi dai sindacalisti disonesti e proclamano Terry loro nuovo leader.
Insomma, un finale insospettabilmente (e un po’ inverosimilmente) positivo, fra lividi e cazzotti.
Ma e` una storia coinvolgente.
Questo film si rivela datato solo in qualche dialogo che appare un po’ “di maniera”, ma gli attori sanno recitare (come e` lecito aspettarsi da regista tra i fondatori dell’Actor’s Studio), e questa e` una caratteristica a cui i vari Avatar ci stanno ormai disabituando.
Marlon Brando e` grandissimo, ma tutto il cast e` composto di attori piuttosto famosi (Rod Steiger, Karl Malden, oltre alla gia` citata Eva Marie-Saint).
(..vi scoraggerete se vi confessero` che il marito si e` svegliato soltanto sul finale?? Noo, per favore, non fateci caso..)
