Film - Una vita tranquilla (Claudio Cupellini, 2010). Con Tony Servillo
Film del 2010 di Claudio Cupellini, insignito di vari premi.
Il protagonista e` Toni Servillo.
E` la storia di Rosario Russo, immigrato in Germania con successo: ha un albergo-ristorante di cui e` apprezzato cuoco, una bella moglie tedesca e un figlio carino e beneducato, di 8 anni.
Ma, a ben guardare, si nota qualche atteggiamento strano: ad esempio, siccome non riesce a ottenere il permesso di ampliare il parcheggio del ristorante, che e` circondato da un bosco, perche` gli alberi non possono essere abbattuti, sta tentando di farli morire infilando grossi chiodi nella corteccia e aspettando che facciano il loro effetto.. insomma non e` certo un ecologista. Ma fin qui.. e` deprecabile, ma neanche tanto inusuale.
Nel giorno in cui si presentano due ragazzotti napoletani cominciano i veri guai, perche` sono due killer camorristi che devono uccidere un industriale locale che si e` messo di traverso rispetto a un “affare” di riciclo di rifiuti provenienti dalla Campania.
E cosi` scopriamo che Rosario non e` Rosario, aveva un altro nome ed era un camorrista pluriassassino, fuggito a rifarsi una vita in Germania (forse dopo essersi pentito); ed e` anche padre di uno dei due ragazzotti, che gli rinfaccia proprio questa sparizione senza spiegazioni.
Quando Rosario scopre il motivo per cui suo figlio e` venuto in Germania, lo segue e tenta di sventare l’omicidio, che pero` viene compiuto dall’altro camorrista (che e` un killer “vero” come da stereotipo: ignorante, arrogante, assolutamente privo di scrupoli).
Rosario non riesce e restare fuori dalla sua vecchia vita, e uccide nuovamente, per difendere i suoi famigliari attuali e anche il suo figlio grande, ma ovviamente non puo` piu` rimanere li` : dovra`cambiare nuovamente identita`, salire con una valigia leggera su un autobus che lo porta lontano, e tentare di ricominciare da capo..
La faccia di Rosario sull’autobus e` quella di un uomo che credeva di essersi salvato, anzi, di essersi proprio sistemato, dopo anni passati a lavorare in giro per l’ Europa, e si ritrova migrante in mezzo ad altri migranti, sconosciuto tra sconosciuti,davanti a se` un fosco futuro e alle spalle un passato irraccontabile; il sogno di normalita` che inseguiva e che credeva di aver raggiunto gli sfugge per sempre.
Il messaggio di questo film sembra essere che dalla malavita non si esce veramente mai, che dopo aver compiuto certi delitti non esiste “ritorno alla normalita`”; ma siccome il film non esplicita completamente l’antefatto, cioe` se Rosario si fosse pentito o fosse semplicemente fuggito per scampare a faide dovute a rivalita` camorristiche, lascia spazio a tutte le interpretazioni, compresa quella della tragedia vera e propria, che evoca il destino come potenza vendicativa e inarrestabile.
Toni Servillo, in questa parte piu` comunicativo del solito, e` come sempre grandissimo: la storia e` interessante e ben svolta, i personaggi sono tutti molto ben interpretati, ma indubbiamente questo film non avrebbe il suo impatto senza di lui...

E` comunque una storia interessante, che lascia alcuni dubbi (cosa ci trovera` mai una bella ragazza tedesca in un ceffo di ragazzotto camorrista (il killer), neanche particolarmente bello, che non parla una parola di tedesco e fa a pugni con tutti? Mah!!), e qualche insicurezza in piu` nei confronti delle persone “normali” che pensiamo di conoscere..