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Il Blog di Petardo Cinema, cucina, turismo, fai da te...

Partition (V. Sarin, 2007)

petardo

 

L’indipendenza dell’ India dal colonialismo si concluse, nel 1947, con la creazione di due stati indipendenti e, allo scopo di ridurre le violenze tra adepti di religioni diverse, fu deciso di creare uno stato esclusivamente islamico, il Pachistan, e uno “secolare” l’India, in cui lasciare liberta` di professare le varie altre confessioni relgiose.

La scelta coincise con la dislocazione di quattordici milioni di persone che, in entrambe le direzioni, dovettero lasciare la casa in cui abitavano per trasferirsi nell’altro Stato.

La cosa, ovviamente, non fu indolore: i due gruppi di migranti incontrandosi non rinunciarono a lottare sanguinosamente.

Come al microscopio, la vicenda di per se` enorme della spartizione di un popolo viene a poco a poco “zoomata” riducendosi via via alla storia di un villaggio, di una famiglia, di una coppia.

Due giovani si incontrano in un momento critico: lei e la sua famiglia, musulmani che stanno andando in Pachistan, vengono assaliti dai Sikh. Lui e` un Sikh, che non aveva partecipato all’assalto; la nasconde e riesce a salvarla.
Farla accettare dalla comunita` sikh e` difficile, perche` anche i Sikh hanno subito l’omicidio di alcuni loro famigliari, adopera dei musulmani: ma con molta pazienza e l’aiuto della madre di lui l’assorbimento riesce, i due si sposano e hanno un bambino.

Tutto bene? No, perche` all’improvviso giunge notizia della famiglia di lei, i cui sopravvissuti (il padre e` morto) sono arrivati e vivono in Pachistan, e lei incautamente decide di andare a trovarli..

Ma il Pachistan le riserva un tuffo nell’integralismo; i due fratelli maggiori decidono di impedirle di tornare indietro e la recludono in casa.

Intanto il marito in India si dispera, finche`, con l’aiuto di una giovane ex-collaboratrice del governo inglese, riesce a raggiungerla, con il figlio, in Pachistan dopo essersi addirittura convertito all’Islam.

Ma la conversione del marito non e` presa in considerazione dai fratelli: la madre di lei dapprima si affida ai figli, poi pero` l’amore per la figlia prevale e riesce a farla scappare.

La giovane rivede il suo bambino e per qualche istante anche il marito, ma quasi subito il fratello piu` scalmanato li trova.

L’epilogo e` tragico.

Un film drammatico, con scene corali di grande intensita`. Presenta l’immagine, forse un po’ iconografica ma certamente non del tutto fuorviante, dell’India come crogiolo di religioni che si contrappongono e di passioni violentissime che sfociano in massacri fuori controllo.

All’unico paradigma di modernita`, il treno, il ruolo di messaggero di sciagure: ogni volta che si vede un treno in questo film, sta per succedere qualcosa di orribile, e sembra quasi la macabra “seconda faccia” di un progresso non scaturito da un’evoluzione, ma semplicemente “portato” e in qualche modo imposto da lontano.

Una vicenda di questo tipo fa scaturire, ovviamente, delle riflessioni: sull’uso della religione come strumento per dividere anziche` unire, su come si possano perpetrare massacri in nome di una religione.

Su come si possa pensare di poter far traslocare 14 milioni di persone, come scatoloni; di come queste persone abbiano potuto accettarlo, atteggiamento che rivela da una parte la mancanza di radici, legata forse all’estrema poverta`, dall’altra un atteggiamento di liberta` dalle cose e dal loro possesso.

Nel nostro mondo, chi lascerebbe facilmente la propria casa ben arredata e scelta nel quartiere piu` adatto? La poverta`, per certi aspetti, puo` rendere liberi, se si e` in grado di continuare a vivere ovunque come si viveva prima.. ma questa e` la poverta` che si sceglie, potendo anche rifiutarla, non la poverta` obbligata di un popolo dominato, che e` quella che vediamo nel film.

E ancora, l’integralismo come il male peggiore che oscura la mente e impedisce la comunicazione e la comprensione delle cose.

Qualche modo ”oltre” la questione religiosa, la sofferenza delle donne, che sembra inevitabile in tutte le culture; le chances della pace, della solidarietà umana, della compassione, in questo film tutte affidate alle donne (in maniera trasversale: la musulmana, la sikh, l’inglese) , che sembrano schiacciate dall’ottuso, violento, egoista e immodificabile pensiero dei “maschi dominanti”, che per fortuna non sono tutti, anche se certamente sono ancora troppo pochi.

Ma resta comunque una specie di melodramma verdiano: l’amore, le passioni, la tragedia, il “popolo”.

E` un film bello, coinvolgente, amaro. La protagonista Kristin Kreuk e` bellissima, delicata e fragile, uno scricciolo destinato a essere schiacciato, come infatti accade.

Molto belle le immagini.

Partition (V. Sarin, 2007)
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